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lunedì 31 marzo 2014
Europa e Europeisti
Appunti di Enzo Papi
“Fatto l’Euro si farà l’Europa” avranno pensato i fautori della Federazione pacificatrice degli
antichi e disastrosi confronti del Continente. Per questi l’Euro avrebbe dovuto rendere
inevitabile l’unità federativa ed aggregare il futuro dei popoli europei in un unico destino, in
un’unica fortuna e in un unico sentimento.
Altri, più concretamente, hanno visto nell’Euro risposte a specifiche carenze della propria
Nazione che speravano di condividere con Paesi più fortunati. Nessuno ha pensato che gli
effetti di una moneta in attesa di avere una Patria potevano essere disastrosi per l’equilibrio
dello sviluppo tra le Nazioni, rafforzando le più competitive e penalizzando le più deboli.
Eppure bastava guardare alle nostre esperienze nazionali.
L’Italia unitaria adottò subito, come ora l’Europa, una moneta unica (la Lira). La moneta unica,
impiegata da aree a ben diversa capacità competitiva, amplificò le loro differenze di sviluppo
e di ricchezza e, senza Carabinieri pronti a “pacificare” le proteste dei disillusi, subito definiti
“briganti”, l’unità del nuovo soggetto politico avrebbe corso seri rischi.
In Italia, come ora in Europa, vi era un problema di identità. “Fatta l’Italia ora bisogna
fare gli italiani” diceva preoccupato Cavour, che ben sapeva la fragilità del sentimento
nazionale che, conserva ancora, dopo 150 anni, momenti di qualche incertezza. Però l’Italia
era politicamente unita. C’era il Re, un Governo e c’erano i Carabinieri, che, all’occasione,
potevano ricordare che non si poteva tornare indietro. Gli scontenti dell’unità (e della Lira),
che non si davano ragione di essere andati a star peggio, potevano sempre cercar fortuna
all’estero. E non furono pochi i “terroni” che si diressero nelle Americhe, in Europa e, più
recentemente, verso le metropoli del Nord Italia.
Purtroppo non è difficile prevedere che, anche oggi, l’idealismo di convinti profeti europei e la
furbizia dei pragmatici governanti nazionali, possa portare a esiti ben diversi dall’atteso.
L’Euro sta scavando, ogni giorno di più, il solco tra Nazioni ricche e povere dell’Europa. Un
solco che oramai non si limita al presente, ma deprime le speranze del Sud mediterraneo nella
certezza di un declino inevitabile.
Ripercorrendo l’esperienza italiana resta ora da vedere se i popoli dell’Europa mediterranea
sceglieranno la già sperimentata soluzione dell’emigrazione o quella della contestazione di
questo semplicistico disegno europeo e basterà votare per qualcuno che assomigli a Marine
Le Pen per avviarlo verso un caos ben problematico.
D’altra parte è certo che la geopolitica contemporanea assegna solo all’Europa un ruolo e non
alle sue vecchie nazioni. Proprio per questo la questione della sua unità non può essere risolta
da vincoli monetarie, a una burocrazia incompetente e confusa o a furbizie elettorali di questo
o quel partito. I costi di un fallimento saranno ben superiori a quelli di una finalizzazione
e tutti se ne devono far carico. E tutti vuol dire anche quelli che dall’Euro hanno avuto
innegabili benefici.
mercoledì 26 febbraio 2014
L'Intruso
L’Intruso
Che cos’è che dà fastidio
di Renzi? Principalmente il suo
stile. Mani in tasca, tablet,
telefonino, apple sul banco del governo, e giornali stranieri (le Monde: “fico” lo chiama Il Foglio
Qu0tidiano) e meno male che qualcuno li legge in Italia, non tanti; il
vestiario, per quanto migliorato, ancora un po’ provinciale rispetto alle mille
righe dei deputati e senatori e alle scarpe loro lucidate a specchio dallo
storico lucida- scarpe dei parlamentari.
Questione di estetica, insomma, di forma piuttosto che di sostanza, che
dà fastidio agli esperti del Palazzo.
Ma l’estetica non è una questione minore, è la scusa per delegittimare
Renzi sul programma, non ancora veramente limato fino allo spasimo dopo una
settimana.
Renzi non sa come valutare
il cuneo fiscale, il fiscal compact, il patto di stabilità dei comuni e
quant’altro. Ma vi ricordate
quando , ai primi tempi del famoso “spread”, i giornalisti interrogavano i
parlamentari all’uscita di Montecitorio? Le loro risposte erano roba da barzelletta. E penso che ancora oggi,
molti parlamentari non hanno risposte sulle suddette questioni. Sono troppe presi dai giochi di
alleanze, d’interessi immediati loro e s’informano solo dai quotidiani amici,
non studiano nulla, non c’è interesse.
Diamo tempo a tempo anche
a Renzi, come lo si è fatto con l’ineccepibile Monti (e poi si è visto ,
soprattutto con la storia dei nostri marò), suddito delle volontà dell’UE e di
Enrico Letta, anche lui inconfondibile nello stile, molto meno
nell’efficacia. Renzi promette
molto (e sbaglia) , dovrebbe stare zitto e fare, fare, fare, ha ragione
Travaglio. La sua gioventù (ha
poco più di mio figlio) gli ha fatto fare già qualche errore (il cambio del ministro degli esteri) e gli errori non sono finiti, ma ha un’arma in più: la voglia di fare, la necessaria temerarietà addirittura, per cambiare
la legge elettorale e costituzionale, per fermare la prepotenza della
magistratura che ormai governa il Paese, per ristabilire l’equità del lavoro,
sia per i dipendenti che per le aziende, per tagliare una buona volta le spese spaventose di uno Stato patrigno . Renzi ha l’età per
imparare velocemente la sostanza, a dispetto della mancanza di stile. Per gli altri, inattaccabili sulle
questioni di stile e dalla capacità di manovra immensa, è troppo tardi. Preferisco Renzi, decisamente.
domenica 26 gennaio 2014
Non sputare nel piatto che hai davanti
Caro
Berlusconi, non sputare nel piatto che hai davanti. Hai rifatto Forza Italia, è vero, ma resta una cosa virtuale
finché non ci sarà la conferma delle urne. Renzi ti ha dato l’insperata opportunità di tornare in
gioco, nel tempo che ti resta prima della decisione dei magistrati, qualunque
sia, domiciliari o servizio sociale.
Sempre
all’attacco va bene, ma non contro chi ti ha dato una mano e non certo con
argomenti discutibili. Può darsi
che le riforme in ballo, tu le abbia
proposte per primo, ma non le hai realizzate in vent’anni – per tutte le
ragioni che conosciamo tutti – ma la rava e la fava della storia è che non le
hai realizzate. Renzi, a poco più
di un mese dalla sua vittoria, ha già ottenuto risultati inaspettati. Dovresti aiutarlo, e i tuoi scatti di vanità non lo
aiutano, anzi fanno comodo a chi in parlamento e nei partiti sta agitando le
acque per fare affondare questo giovane intruso pieno di idee vincenti. Non giocare con il fuoco, non si tratta
di Silvio Berlusconi, si tratta del Paese Italia.
giovedì 23 gennaio 2014
forza Renzi
Forza Renzi
giovedì 19 dicembre 2013
lampedusa
Come tutti gli italiani,
ho visto le immagini delle “disinfezioni” contro la scabbia operate sugli
immigranti di Lampedusa da parte dei responsabili della Cooperativa rossa che
gestisce il centro di accoglienza.
Queste immagini mi hanno immediatamente rammentato Abu Ghraib e le
“docce” naziste nei campi di sterminio.
Roba da incubo accaduta in questo Paese per mano di coloro che si
ritengono unici depositari dell’etica, della moralità e della solidarietà.
La cosa che mi colpisce è
il grande divario tra il dire politicamente corretto e il non fare umanamente
deleterio, per non dire orribile.
Ma, niente di strano: siamo
la patria di un formalismo di maniera che non costa nulla, giacché rare volte
si traduce in azioni concrete e sostanziali. Non solo in campo umanitario, ma anche ambientale, ma anche
sociale, ma anche carcerario, ma anche politico. Troppo difficile -
data l’indolenza e il menefreghismo imperante di coloro che gestiscono
queste cose - darsi la pena di andare in fondo ai problemi e trovarvi
rimedio. Troppo faticoso. Lampedusa ne è la prova lampante
(scusate il gioco di parole), e non da oggi. Abbiamo pianto misera sempre, dicendo “guardate com’è brava
l’Italia ad accogliere i poveracci di tutto il mondo. Facciamo tutto da soli, nessuno ci aiuta, né l’ONU, né la
UE….”
E adesso , dopo la
“disinfezione” gridiamo tutti: che
figura! Che figura! (soprattutto agli occhi degli stranieri). Ed è l’unica cosa che ci preme, propria
per via di quel formalismo di cui si diceva sopra. Ci saranno domande al Parlamento, indagini della polizia e
della magistratura. A breve il
problema verrà risposto in un cassetto e dimenticato. E’ sempre stato così per Lampedusa, per le carcere italiane,
per le scuole che franano, per Pompei che minaccia di scomparire, per il
territorio devastato.
Ma forse no. Forse questa volte no. I soldi a Lampedusa ce li ha messo la
UE, chissà quanti. E seppure è
mancato da parte sua un controllo assiduo - e doveroso giacché si tratta
dell’Italia - ora vorrà fare i conti e a ragione. Quei soldi potevano essere spesi meglio altrove.
Ci ritroveremo soli per
davvero. E forse impareremo a
vivere.
giovedì 12 dicembre 2013
comportamenti abnormi
Lo dice Grillo sul
Presidente Napolitano. Vede la
pagliuzza nell’occhio del Presidente che ha dovuto agire in modo improprio, in
una situazione impropria del Paese e della politica. Grillo non vede certo il palo nell’occhio suo. Si è lanciato in mare aperto contro
tutti e i suoi, sì, che sono atteggiamenti impropri e offensivi, non solo nei
confronti di Napolitano, ma anche della democrazia e della gente d’Italia. Grillo segue una deriva totalitaria che
fa paura, anche se neanche se ne accorge,
perché è culturalmente impreparato. Il Paese è in
una situazione caotica e adesso anche pericolosa, nessuno fa bene a gettare
olio sul fuoco, né lui né Berlusconi con le sue dichiarazione di oggi: “Se mi arrestano, sarà la rivoluzione." Niente meno. Neanche i Forconi,
che hanno tutte le ragioni, ma che si lasciano infiltrare da elementi
pericolosi.
La situazione è abnorme in
Italia: il Parlamento, dopo la
sentenza della Consulta, è illegittimo, così come il Governo e i governi che lo
hanno preceduto, così come il Presidente della Repubblica, due volte eletto da
quelle Camere. Tutto illegittimo –
si poteva svegliare 8 anni fa la Consulta e evitare tutto ciò. Adesso ci tocca fare con quello che
abbiamo, Napolitano per primo. La gente è sgomenta, oltre che disastrata. Non è
tempo di irresponsibilità .
Speriamo in Renzi che ha
sempre saputo prendere rischi, mettersi in causa, a differenza della classe
politica oggi ancora esistente, attaccata ai suoi privilegi come non mai.
martedì 26 novembre 2013
una brutta pagina
Sì, stiamo scrivendo una bruttissima pagina della storia d’Italia,
questa che chiude la vicenda di Silvio Berlusconi. Una storia scritta a più mani, tra politici di parte, magistratura
di parte, attori economici di parte, media di parte, diritti acquisiti di parte, tutti potenziali accusati - e forse
condannati - nel grande libro di storia. Difficile dire se la storia
sarà sepolta sotto le macerie, speriamo di no, speriamo che prima o poi emerga
la verità, o qualcuno che la racconti, basta un uomo solo, come diceva Hannah
Arendt. Succede anche questo. Ma intanto è il Paese che
sta per essere sepolto e non se lo merita. E’ il grande perdente.
Non mi è mai piaciuto Berlusconi. Ma un gioco al massacro così è imperdonabile, tanto più che scrive
la cultura politica dell’Italia per molti anni a venire. Storia di risse, di vendette, d’incapacità, d’indolenza, di irresponsabilità, e di assoluta mancanza di
rispetto verso il Paese reale. Storia che per anni ha riempito i giornali e la
TV fino allo spasimo, e grazie a loro ha stabilito un precedente
micidiale. Ed è tanto più imperdonabile che nessuno, proprio nessuno, dei
protagonisti in campo è ed è stato immune dalla
corruzione, dallo spirito di casta, dall’attaccamento ai privilegi e dalla pratica del secondo fine. Ma, siccome focalizza su di sé l’odio generale, Berlusconi sta
pagando per coprire tutti gli altri i quali, mai e poi mai, saranno chiamati a rispondere.
Dobbiamo provare vergogna. Ci vuole un uragano per
spazzarla via. Ma li uragani non sono mai una buona soluzione, se non di
distruzione.
Gli Intoccabili
Non nel senso di paria
dell’India e delle sue caste, tutta’altro.
Intoccabili perché irremovibili,
non punibili, non licenziabili.
Chi sono? Sono gli statali italiani
di ogni livello.
Questo stato di assoluta
eccezionalità consente loro una protezione blindata in termini economici.
Consente la loro proliferazione
senza limite in termini clientelari.
Consente loro di stare fuori da
ogni regola meritocratica e quindi il
quiete vivere in tutti i
sensi: uscieri che vagano a frotte
nei corridoi delle istituzioni, ferrotranvieri, vigili urbani, addetti
sanitari, ben pagati e sicuri del
loro destino, qualunque cosa facciano o non facciano.
Numerosissimi: sarebbero in
larga parte ridondanti in un sistema che funziona.
E poi parlamentari che godono
d’immensi privilegi fino alla morte, e lasciano spesso le aule semi-vuote
perché hanno altro da fare, di più lucrativo o di più divertente. Magistrati che non devono rendere conto a
nessuno delle lungaggini che provocano e degli errori che commettono, e
procedono tranquilli sull’autostrada dell’anzianità. Di esempi ce ne sarebbero tanti. altri Uno fra tanti: il capo dell’INPS che,
secondo la graduatoria dell’OCSE,
è primo in lista dei più pagati funzionari pubblici del mondo, con $ 650000
l’anno.
Tutto ciò a scapito del buon
funzionamento della cosa pubblica e della tasca del contribuente, mal servito,
ignorato, spesso maltrattato e comunque super-tassato. Considerato inesistente dagli
Intoccabili.
A fronte, i dipendenti del
privato i quali sono anche loro
molto protetti dalla vigente e inossidabile cultura garantista, ma vivono per
forza gli alti e bassi delle proprie aziende e devono dimostrare la propria
efficienza in un ambiente competitivo.
Licenziabili loro, seppure
con tutte le garanzie del caso.
Non si tratta di equiparare il
secondi ai primi, bensì l’esatto contrario. Alcuni principi dovrebbero essere inderogabili per entrambi,
per chiunque, senza eccezione:
l’equità, la responsabilità, la meritocrazia, l’efficienza. Tutti parametri che possono assicurare
il buon funzionamento del sistema Italia e la sua crescita.
E’ evidente: chiedere alla politica di cominciare
con togliere la non-licenziabilità dei dipendenti statali, è come chiederle di
rinunciare al proprio vivaio
clientelare e elettorale, oltre che alle comode poltrone. E’ chiederle di scalare l’Everest, o di
fare hara-kiri. Non lo farà.
giovedì 3 ottobre 2013
Questa volta è fatta davvero...
Berlusconi è fuori gioco,
ci si è messo da solo ascoltando tipi come Verdini e Santanché, lasciandosi
impressionare dalle fosche previsioni di Ghedini. Meglio era se ascoltava Quagliarello, Cicchito, Lupi, Alfano,
che niente hanno del voltagabbana e che lo hanno servito sempre con grande
lealtà, soprattutto senza strisciare.
Lo dimostra il fatto che sono tornati a l’ovile, perché era il gesto
politico da fare. Domani B.
affronterà la commissione che lo farà decadere, senza aspettare la Cassazione. E poi, chissà? Il carcere, forse.
Nessuno può dire cosa ne
sarà di Forza Italia, con o senza elezioni. Più facile immaginare il casino che sta per nascere nel PD,
in attesa del congresso e senza il solito utile spauracchio che è stato
Berlusconi. Renzi che fa il
grillino della situazione. Epifani, un brav’uomo che crede più nell’ideologia
che nella concretezza, e giudica le cose con i suoi rigidi parametri di vecchio
sindacalista di sinistra. Spera di continuare a disporre di una classe di
lavoratori perfettamente allineata.
Non sarà così, se non a parole.
In tempo di crisi, si salvi chi può. Il sindacato ha perso molti pezzi in questi ultimi anni e ne
perderà ancora, se non si rende conto che fa parte del mondo insieme
all’impresa e che con essa deve raggiungere un’intesa pragmatica. Ci vuole immaginazione, ma in alcune
imprese è successo, con ottimi risultati.
Nessuno può dire come
andrà il rinato governo Letta. Il
Premier è giovane, ragiona bene, capisce i problemi. Ha un difetto: continua a dire ciò non pensa, vuoi per
cinismo o per ingenuità. Vi ricordate in America, nei suoi colloqui con gli
investitori? “L’Italia è un Paese stabile e virtuoso”? Al suo ritorno, si è
visto. Ora si tratta per lui di
governare veramente questo Paese, e non solo la legge di stabilità. Nella prima versione del suo governo ha
usato gli stessi strumenti di Mario Monti. Un passo avanti e tre dietro. IMU sì, IMU no, aumento dell’IVA sì e poi no, e via
dicendo. Tutto ciò per evitare gli
snodi essenziali che sono il taglio della spesa pubblica (fa male), la riforma
della Costituzione (sacrosanta e intoccabile fin adesso), di una legge elettorale
disdicevole e, infine, la riforma improrogabile della Giustizia.
La coperta è stretta e non
si allargherà con i discorsi o con l’aumento delle accise. Servono le forbic in mano e tanto
coraggio. Non è sicuro che Letta
ne sarà capace.
domenica 29 settembre 2013
Berlusconi Kamikaze
Si sta giocando il tutto ora,
Berlusconi. Sul piano personale ha
diritto di suicidarsi come pare a lui. Ma non ha il diritto di fare morire nell’uovo il rinascente
movimento di Forza Italia, il cui importante vivaio elettorale resta orfano
così, e in balìa al più promettente compratore. Purtroppo, questo non sembra
rientri fra le sue preoccupazioni.
Ordinando ai parlamentari pidiellini di dimettersi, si è tolto l’unico strumento di lavoro che
aveva a disposizione e l’unico strumento democratico per ottenere una crisi
ragionata. Ed è qui che si
auto-nega definitivamente la dimensione di uomo di Stato – che forse non ha mai
realmente avuto.
Dire basta non basta,
anche se qualche ragione ce l’ha Berlusconi. Potranno spolmonarsi all’infinito gli uomini del PD nel dire
che Berlusconi è stato condannato dalla giustizia e merita la condanna. Vi ricordate la storia della pagliuzza
e del palo? La giustizia, con Berlusconi, è stata ingiusta, arbitraria,
illiberale e a tratti persino
illegale nelle sue decisioni, laddove è sempre stata compiacente verso la sinistra,
sin dai tempi ormai lontani di Tangentopoli. La sinistra ha goduto dell’impunità grazie a una
magistratura molto distratta nei suoi confronti - ed è dire poco - giacché ha ignorato,
abbuiato, affossato, laddove lo riteneva necessario. Ultimo caso: il
Monte dei Paschi.
Tutto questo non
giustifica Berlusconi, specie in questo momento. Facendo dimettere i suoi soli ministri, avrebbe continuato
la partita di scacchi e forse l’avrebbe vinta non togliendo la fiducia al
governo - questa è l'idea di qualcuno molto vicino a me e molto razionale. Berlusconi l'’avrebbe vinta per la
semplice ragione che il PD, le cui debolezze e contraddizioni interne hanno raggiunto il punto d'implosione, sarebbe stato
messo allo sbaraglio. Da tempo la
demonizzazione di Berlusconi rappresenta ormai l’unica possibilità per il PD di
mantenere un’unità di facciata – finché dura. Da ieri, Berlusconi, con la sua mossa da Kamikaze, gli
lascia campo libero.
Stiamo assistendo a una
convulsione gravissima del nostro sistema politico, e non saranno le
ammonizioni del Presidente della Repubblica a placarla. Ci vuole la spada di Alessandro per
tagliare il nodo gordiano che, da anni, la mancata riforma elettorale a stretto
fino all’impossibile.
martedì 24 settembre 2013
E' cinese
Per il comune cittadino
italiano, è cinese la questione del finanziamento ai partiti, dell’IVA a 22% ,
dell’IMU , la storia dell’Alitalia e della Telecom, la mancanza di intervento
sulla spesa pubblica dove ci sarebbe tanto da tagliare, la mancanza di ogni
iniziativa fiscale a favore del lavoro, specie dei giovani, il mancato rimborso
da parte del pubblico del suo debito verso le aziende che aspettano da tempo,
da molto tempo di essere pagate per lavori e servizi che hanno effettivamente
dato. Di una politica fiscale che penalizza i più poveri, i pensionati, tanto
per dire . Insomma di una politica di rilancio del
Paese.
Il comune cittadino non
capisce. Ma il comune cittadino è
fuori dal cerchio magico del governo, dell’amministrazione pubblica, delle
consulenze e delle pensioni d’oro, delle rigide regole della UE e ancora di più
dalle intricate necessità dei partiti.
Non ha le stesse priorità, il comune cittadino. Non capisce che il
governo metta la marcia in avanti e subito dopo indietro, su questioni
essenziali, palesemente essenziali, che i partiti mettano avanti le loro beghe
interne avanti all’interesse del
Paese.
Quando non si capisce il
cinese, non si capisce nulla. E’
semplice così.
giovedì 19 settembre 2013
E' fatta, ragazzi!
Non ancora del tutto, ma
quasi. Berlusconi è stato
neutralizzato, con uno sbarramento di fuoco particolarmente nutrito e preciso
negli ultimi tempi. Forse è
riuscito a salvare il PDL, ma chissà quali reazioni di difesa si manifesteranno
nei prossimi mesi nei singoli pidiellini,
nel salvarsi chi può.
Con Berlusconi scompare
l’unica ipotesi di anticonformismo, si potrebbe dire di liberalismo, seppure
nella versione berlusconiana, casereccia, approssimativa, e infine
poco incisiva nell’azione di governo.
Resta sul campo
un’accozzaglia di secondi fini corporativi, di casta e di consorterie, in cui
il bene del Paese si smarrisce.
Mi faccio una domanda:
cosa accadrà nel PD, ora che ha perso lo spauracchio che ha agitato a lungo per
spaventare gli italiani e per salvare se stesso? Ha un’anima, il PD, un progetto efficace da offrire,
una configurazione funzionante? Così
come è messo adesso, non si direbbe. Ora si tirerà fuori i cannoni per fare fuori i
propri avversari interni? Un po’ di esperienza c’è, come si dimostra nella
vicenda Berlusconi. Più probabile che ci sarà un gioco sotterraneo e estenuante. Ci vorrà del
tempo prima che si arrivi a una qualche nuova sistemazione, sempre che avvenga. E, ancora una volta, sarà il Paese a
farne le spese.
Tutti quanti, ripeto, tutti
quanti, oltre Berlusconi, passeranno davanti al tribunale della Storia. Non lo sanno, ma è così. Il verdetto non sarà positivo . Questi
ultimi anni sono stati davvero brutti, bui, per non dire insensati, e nessuno può
tirarsi fuori, neanche dando tutte le colpe a Berlusconi. Di sicuro, è accaduto che gli italiani hanno perso pezzi importanti dei propri diritti, della legalità, della legittimità, giacché giocare sporco è diventato pienamente lecito, anzi è diventata la regola.
martedì 17 settembre 2013
tutto secondo copione
C’è stato in questi giorni la presa di posizione molto coraggiosa del
Segretario Generale delle ONU, chiara e cristallina. Cosa che non accadeva da anni e anni. Ma non basterà, purtroppo. Già Russia e Cina fanno le pulci
all’accordo di Ginevra di pochi giorni fa. Kerry è stato distratto e non ha parlato del capitolo 7
della carta dell’ONU che prevede un intervento militare in caso di non
ottemperanza agli impegni sullo smantellamento delle armi chimiche. Non stupisce. John Kerry è una brava persona ma non molto acuta.
Ma ora basta. Non c’è più tempo, dai tempi di Hitler
(campi di concentramento dove fu utilizzato dopo potenziamento il gas sarin,
all’origine un pesticida contro parassiti che aggredivano colture vegetali), di
Saddam Hussein (Halabja con l’agonia e la morte di 6000 kurdi) e il 21 agosto a
Damasco. Si fa davvero tardi.
La Russia ha una gran voglia di Guerra Fredda che le garantisce la posizione di Grande potenza sullo
scenario mondiale. A questo si
aggiungono i suoi improrogabile interessi economici e strategici in Siria, alla
quale vuole dare il tempo di spostare le sue armi chimiche. Così come fece Saddam - e chissà che non siano le stesse armi
di allora, nascoste in Siria (Niente armi di distruzione di massa in Iraq
- ricordate? Qualcuno dormiva?) La
Cina? Boh. Chissà cosa vuole, la
Cina, sempre molto speciale. Forse unicamente di proteggere il suo ruolo sul palcoscenico internazionale. Non interessa più a questo punto.
A questo punto ci vuole
l’uso della ragione, solo della ragione, per togliere di mezzo l’ultimo Hitler
di turno, impedire altri episodi come quello del 21 agosto di proporsi ancora
al nostro dolore e alla nostra indignazione.
Ma succederà?
Troppa opacità, a questo punto, nelle intenzioni di ciascuno, politici e potenze, troppi secondi
fini. Tutto ciò si rivela nelle
ambiguità dei grandi capi del mondo, e dell’ONU, la quale tornerà indietro, se
vede che una sua prossima risoluzione non cambierà nulla. Assad avrà la meglio.
Tutto secondo copione, insomma.
giovedì 12 settembre 2013
La strategia del rullo compressore
E’ quella che si sta
attuando nei confronti di Berlusconi.
Dopo essere stato giudicato da un certo Esposito che aveva giurato di perderlo,
che lo ha confermato agli amici e eseguito in Cassazione, oggi Berlusconi si
vede negare ogni garanzia legittima e viene caricato di pregiudizi da parte
della commissione che gli deve togliere il seggio in Parlamento. Ultima mossa dei suoi avversari - non so bene sotto quale forma, proposta
di legge o qualche altro dispositivo dall’attuazione possibilmente immediata
- che toglie il diritto a chi
frodato di fisco di finanziare i partiti politici. Legge ad personam si potrebbe dire, la persona essendo
Berlusconi, in questo caso. C’è
molto d’iniquo, d’illegale e, direi, di disumano in questo accanimento multiforme
contro l’avversario e, trattandosi di un avversario politico, anche di molto
anti-democratico.
Premetto, e l’ho fatto
altre volte, che non ho alcuna simpatia per Berlusconi per l’aura di
ridicolaggine e di leggerezza che
circonda da sempre il suo personaggio. Non voglio entrare neanche nelle specifiche del giudizio di
Esposito, semplicemente perché non me ne intendo. Detto questo, contesto il personaggio Esposito di per sé,
perché si è comportato in modo privo della necessaria discrezione che imponeva
il suo incarico. Di sicuro,
contesto la rigidità del PD – debole e incapace di darsi una forma ragionevole
senza la presenza di Berlusconi sul suo orizzonte politico. Non parliamo del movimento 5 stelle che
è un’aberrazione, un ibrido di autoritarismo fascista e autoritarismo
comunista. Bisognava essere Grillo
per inventarlo.
Mi attengo ai richiami di
Violante – che ho avversato a lungo per la sua inflessibilità da comunista,
quando era magistrato. Mi
sono ricreduta, leggendo i suoi scritti più recenti che dimostrano un
equilibrio notevole. Ha capito che la realtà impone realismo. E realismo impone la giusta
applicazione della legge – la legge uguale per tutti, proprio così, ma non la
legge traviata delle parti, delle tribù, dalle cosche e dalle consorterie.
Violante ha raggiunto la saggezza dell’età. Da giorni, da settimane, continua a dire che anche
Berlusconi ha diritto di difendersi. Per questo, Violante si è fatto aggredire al
festa del PD e ne ha visibilmente sofferto. Speriamo non torni indietro.
Berlusconi dovrebbe
ritirarsi in buon ordine, per il bene suo e degli Italiani. Di tutto questo, però, c’è da trarre
una lezione. Gli italiani tutti
stanno perdendo dei diritti fondamentali in questa vicenda, come ieri gli
americani sotto l’imperio anti-terroristico di Bush. Stiamo perdendo il diritto di essere giudicato con
imparzialità, con equità, con senso di misura. E’ vero che Berlusconi è uno solo, ma con la sua vicenda si
sta creando un precedente pericoloso per la vita dei singoli e della
democrazia.
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