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mercoledì 27 febbraio 2013

Piazza S. Pietro



News

Benedetto XVI lascia il pontificato.  Il suo ultimo discorso alla folla oceanica di piazza S. Pietro, è un messaggio non solo da grande teologo, ma anche di umiltà, di riflessione e di grande amore per il suo gregge.  Lo saluto, io credente e non praticante, lo saluto con grande affetto.

Napolitano rifiuta la cena con l’avversario della Merkel (non ricordo come si chiama) per le parole grossolane rivolte all’Italia, in occasione delle elezioni.  Grande personaggio, Napolitano, sempre e assolutamente coerente con se stesso e  con la sua figura costituzionale.  I napolitani, ivi compreso Napolitano, quando sono grandi sono grandi.  Peccato che il Presidente abbia messo in sella Monti, un anno fa.  Chissà come lo rimpiange.

Grillo, l'invasato,  fa ridere con la sua sindrome di padre eterno.  Ha proposto il premio nobel  Dario Fo al Quirinale.  Dario Fo, con insolito buon senso, ha rifiutato.  Poi Grillo ha preso a sberle Bersani, il quale avrà tante colpe, ma comunque  merita il rispetto  dovuto a qualunque essere umano.  Brutta mossa.  Adesso, a sentire i telegiornali, sembrerebbe che Grillo voglia proporre il sodalizio con il PDL, non c'è più religione.  Strano però che il Grande Riformatore affidi i suoi sproloqui a una radio/Tv svizzera.  Proprio incomprensibile.  Ma ormai chi si stupisce più?

Bersani in alto mare, come previsto.

martedì 6 novembre 2012

La bimba del Kashmir




Riporto una notizia che ho sentito in TV ieri sera.  Tempo fa, nel Kashmir pachistano, per avere scambiato uno sguardo con un ragazzo che passava davanti a casa sua, un’adolescente è stata cosparsa di acido dai genitori ed è morta. I genitori sono sotto processo.  Gente semplice e povera.  Il padre ha testimoniato di aver bastonato la figlia e la madre di averla cosparsa di acido.  La madre ha dichiarato di non averlo fatto apposta.  Entrambi hanno giustificato il fatto dicendo di avere già avuto problemi con la figlia maggiore e di avere, senza pensarci due volte,  ucciso la più giovane perché non potevano “sopportare un’altra perdita di faccia di fronte al paese”.   Immagini terribili degli altri numerosi figli che piangono e chiedono consolazione ai genitori. 
La cosa si commenta da sola.  Si spiega con una lunga abitudine alla miseria e all'intolleranza.  Di tutta evidenza, per alcuni in questo mondo, non c'è scampo da questo congegno micidiale. 

lunedì 28 marzo 2011

Incredibile ma vero

L'Iran della Repubblica islamica siederà alla CSW (Commission on the Status od Women), organismo ONU che valuta e presiede a livello globale l'avanzamento della uguaglianza per le donne.  Per ora solo la World Jewish Diplomatic Corps ha elevato una protesta.  http://www.thejewishweek.com/editorial_opinion/opinion/jewish_activists_protest_un_appointment_iran_commission_status_women
Incredibile ma vero.

martedì 2 novembre 2010

Sakineh deve morire


Sakineh non lo sa, ma domani sarà impiccata non per le sue presunte colpe - presunte, dico, perché si sa che sono imbastite dal regime e ogni giorno arricchite di nuove prove inventate o ottenute con mezzi disumani.  Morirà, questa povera donna,  perché il Regime iraniano deve vincere il suo braccio di ferro con l’Occidente.  La Repubblica Islamica deve dimostrare di essere impermeabile a ogni pressione, di poter fare comunque quello che ritiene consono alla sua dignità e indipendenza politica e ai dettami dell’Islam, con qualunque mezzo.  Continuerà nell’attività di repressione contro ogni dissenso, continuerà a preparare bombe nucleari da usare contro i suoi nemici.  Sakineh, non lo sa, non può saperlo, ma è solo un pretesto e, in quanto tale, è giustamente spendibile.  Non è di sicuro  un caso umano dal punto di vista del Regime.   Ma neanche gli uomini del Regime sanno che gli errori si pagano, grande giudice è sempre la Storia che di tragedie se ne intende. 

mercoledì 27 ottobre 2010

L'intoccabile

Il dossier Montecarlo è stato archiviato nel più garbato dei modi e con le più lievi prescrizioni.  Il prezzo dell’appartamento risulta congruo.  Nessuna frode, nessuna irregolarità o, diciamo,  “ingenuità” pare siano state commesse.  Meglio così, anche se risulta un po’ strano al comune buon senso.  Fini  era indagato, ma la notizia non è trapelata nei giornali.  Fini è quindi libero di riprendere la sua fruttuosa attività politica, sia come presidente della Camera sia come capo partito.  Niente da dire.  Sarà la Storia a dire l’ultima parola.  Come sempre.    

martedì 28 settembre 2010

Ancora molti decenni


Dicono oggi i principali artefici (veri artefici?) che ci vorranno ancora molti decenni prima di giungere a una pace duratura nell’area israelo-palestinese del Medio Oriente.   Ci vorrebbe molto meno,  se si deponesse le armi, e non solo:  anche i pregiudizi.  Basterebbe per capirlo, mettere nel piatto  della bilancia i disastrosi risultati di un confronto armato ormai annoso, inutile, sanguinoso e i probabili effetti positivi della pace, per tutti.   Non si capisce perché sia così difficile.

Sakineh di nuovo



Lapidazione (male minore, visto che colpisce solo l’adulterio), impiccagione che colpisce l’omicidio di cui Sakineh sarebbe colpevole, anche se lo ha confessato con ogni probabilità sotto tortura.  Comunque morte. Ahmadinedjad che (mente) dice all'ONU che la condanna non è stata comminata, il procuratore che dice quanto sopra (impiccagione piuttosto che lapidazione, evviva!), il portavoce del ministero degli esteri iraniano Ramin Mehman Parast che dice che la condanna non è ancora stata emessa. Condanna sì, condanna no… Continua il gioco alla disinformazione intorno a questa povera donna, e si innesta sul problema del nucleare.  Braccio di ferro tra il regime islamico che non vuole interferenze straniere  e (qualcuno del) governo che si rende forse conto che l’Iran si trova su una china precipitosa. Sakineh rischia di morire non solo per un delitto che non ha commesso ma per questioni internazionali di cui non è minimamente responsabile e probabilmente del tutto all’oscuro. Incredibile vicenda.  Siamo grati comunque che di Sakineh si parla ancora.  Forse qualcosa di buono ne verrà.

lunedì 6 settembre 2010

Morte di Sakineh

Dicono che Sakineh morirà lapidata venerdì al crepuscolo, al termine del mese di Ramazan. Con lei morirà l'Iran di vergogna oltre che di dolore, vergogna per quello che è diventato con il regime islamico, dolore per la lapidazione, la più brutta forma di morte, come il rogo degli anni bui della cristianità, un infierire di tutti contro i singoli.
 Sakineh, donna comune, donna qualunque, con ogni probabilità innocente, trasformata in mostro mediatico da un regime senza freni, ormai accelerato su un pendìo di distruzione, pronto a tutto contro tutti. Non riconosco più questo paese come il mio. Non posso più neanche ricordare la sua incredibile bellezza. Vedo solo una grande barra dove è sepolto un intero popolo.

domenica 5 settembre 2010

Sakineh

Sakineh Mohammadi Ashtiani è già stata frustata a dovere, presto verrà giustiziata, forse senza preavviso, per mettere il mondo davanti al fatto compiuto. Nuove prove sono state fabbricate a suo carico, a mano a mano che cresceva la protesta internazionale. Si sa quanto il regime islamico detesti gli interventi stranieri in ciò che considera il suo dominio assoluto sull'Iran.

Sakineh Mohammadi Ashtiani
Da domandarsi: perché il regime ha bisogno di creare queste situazioni di non ritorno, a che cosa gli serve l'esecuzione di Sakineh, soggetto infimo, indifeso e, per giunta, innocente? La risposta è semplice: un regime tirannico ha bisogno di tenere la sua gente sotto il giogo del terrore per affermare il proprio arbitrario potere dentro e fuori del Paese. Dopo le elezioni del 12 giugno 2009, questa necessità è diventata impellente. Ogni occasione è utile e i dirigenti iraniani sanno bene che pure un caso come quello di Sakineh scatenerà una forte reazione nei media internazionali. Ed è quello che vogliono: che si parli di loro e dell'invincibilità del regime islamico. Inoltre, avranno un'altra occasione d'inveire contro l'ingerenza straniera e, presumibilmente, mettersi per questo dalla parte della ragione. Fini strateghi. Anche nel nucleare usano la stessa tecnica. Prendere tempo, tergiversare, confondere le acque, manipolare l'opinione pubblica nei paesi islamici. Non cedere mai. Ottenere quasi di soppiatto ciò che vogliono. Oltre la morte di Sakineh e dei tanti desaparecidos iraniani, otterranno anche la bomba nucleare?

martedì 18 maggio 2010

i post di oggi

In "lectures - fr" : Faut.il aimer Céline?
In "racconti" : Tariq Ali Khan - 4. Volete cambiare la fine? I suggerimenti saranno ben accolti e anche messi alla prova. Alla fine il racconto sarà pubblicato per intero

giovedì 13 maggio 2010

Di tutto un po'

Non sono in grado di maneggiare a dovere il sistema complesso di blogspot e non posso mettere su un’unica pagina i post di una giornata. Quelli di oggi su:
Je ne suis pas en mesure de gérer les complexités de blogspot et de mettre sur une seule page les post de la même journée. Ceux d’aujourd’hui dans la rubrique:
I am not able to deal with the complexities of blogspot and post different subjects on the daily page. Please go to:
Lectures: Une opinion sur le beau livre de Jean-Louis Ezine: “les Taiseux”.
Domande: Notizie dall'Iran
Questions - fr: Nouvelles de l'Iran
Questions: News from Iran

martedì 13 aprile 2010

Cuore di tenebra

Finite le vacanze di Pasqua, finito la maratona di Vinitaly, eccomi qua. Vi propongo un racconto lungo che sarà servito in più parti, con un post settimanale. Tratta di una realtà che mi sta a cuore perché vengo da quelle regioni, e che dovrebbe essere conosciuta e seguita da tutti giacché è il cuore di tenebra della politica internazionale dei prossimi mesi, se non dei prossimi anni: dalla risoluzione o non risoluzione dei problemi che rappresenta dipendono la configurazione del monde in cui viviamo, l'equilibrio tra gli Stati, la convivenza tra i popoli.
Il racconto è in chiave minimalista, ma s'inserisce in un quadro più grande, l'Afganistan circondato da Iran, Pakistan, Asia Centrale, paesi che intrattengono tra di loro e con il mondo rapporti di estrema, quasi irrisolvibile complessità. Le premesse di questa situazione risalgono all'Ottocento, a ciò che ormai comunemente viene chiamato "Il Grande Gioco", in cui Russia zarista e Inghilterra imperiale si contendevano l'egemonia di queste regioni, vuoi per ragioni commerciali, vuoi per motivi politici di creazione di sfere d'influenza e di contenimento dell'avversario. I paesi di quest'area ne erano le semplice, irrilevanti pedine, senza che le loro tradizioni, la loro cultura, e la loro realtà economica e sociale fossero oggetto di considerazione. Da attori di primo piano all'epoca della via della Seta, sono caduti in uno stato di subordinazione avvilente.
Gli Stati egemoni sono cambiati oggi, non più la Russia Zarista, l'Unione Sovietica o l'Inghilterra imperiale, ma il Pakistan e l'Iran, entrambi nucleari, la Cina risvegliata e affamata di rotte per il passaggio del petrolio, l'India in chiave minore e soprattutto in opposizione al Pakistan. Le esigenze di questi nuovi dominatori sono molteplici e agiscono come forze centrifughe che tendono a dilaniare piuttosto che a comporre. A generare uno stato di caos che finisce con snaturare in modo irrecuperabile l'identità di quei popoli. Oggi, in Afganistan, la riscossa viene dalla droga e dall'integralismo e, per motivi che appaiono chiari, non può che essere violenta, corrotta e arbritaria. I paesi occidentali vorrebbero introdurvi la democrazia a dispetto di ogni logica, e si rifiutano di riconoscere che questa terra è ormai il buco nero dell'Oriente. Indietro non si può tornare. Avanti, non si riesce ad andare. Più nessuno sembra in grado di controllare il caos, dirimere le contese, imporre soluzioni. La guerra è diventata l'unica soluzione. Qualcuno vincerà e non sarà necessariamente il più buono. Potrebbero senz'altro vincere i Taliban.

A domani, la parte prima del racconto intitolato Tariq Ali Khan.

mercoledì 27 gennaio 2010

Tavakoli

This is not a remake of May 1968, these kids are not playing at revolution like the French students did back then, they are putting their life at stake for a better Iran. Since December 7, Majid Tavakoli, prominent leader of Iranian students, is once again in the fortress of Evin, most probably subjected to physical and psychological pain. This is his third arrest and emprisonment. His CV as a dissenter and Civil Rights activist could not be more black from the viewpoint of the regime. Will it become his passport for the future, as a leader not only of the students but of the renewal of Iran? Yes, if he succeeds to stay alive. He has the courage and the determination. He is twenty-three years old and has plenty of time to survive the regime that stands like a monolith on the road to freedom. The Regime will pass, the strength of young men like Tavakoli will endure to establish a democracy which, despite the storm, exists de facto thanks to his efforts and those of his peers.


Ciò che accade in Iran non è un remake del maggio 68. Questi ragazzi non giocano alla rivoluzione come fecero gli studenti francesi allora, stanno mettendo a rischio la propria vita per un Iran migliore. Dal 7 dicembre, Majid Tavakoli, noto leader degli studenti iraniani, si trova di nuovo nella fortezza di Evin, probabilmente sottoposto a sofferenza fisica e psicologica. E’ il suo terzo arresto. Il suo CV di oppositore e di attivista dei diritti umani non potrebbe essere più nero agli occhi dei governanti del Paese. Sarà il suo passaporto per il futuro, non solo come leader studentesco ma come protagonista del rinnovo dell’Iran? Si, sempre che riesca a uscirne vivo. Possiede coraggio e determinazione. Ha ventitre anni e tutto il tempo per sopravvivere al regime che si erge come un monolito sul cammino della libertà. Passerà il regime, resteranno le giovani forze come quella di Tavakoli per stabilire una democrazia che, in Iran, pure attraversando tempeste, esiste di fatto grazie allo sforzo suo e dei suoi coetanei.

martedì 19 gennaio 2010

Cavour e la modernità

Sono stata all’inaugurazione della mostra su Cavour al palazzo della Regione Piemonte a Roma ieri sera, 18 gennaio 2010. Bella, semplice, e dedicata soprattutto, mi sembra, a coloro che non trovano tempo di approfondire ma vogliono sapere. In pochi minuti, ben spesi se spesi con attenzione, si possono fare un’idea di questa personalità di assoluta unicità nell’Italia contemporanea. Non abbastanza riconosciuta nella sua grandezza di vero liberale e di vera modernità. Colpisce il contrasto della sua opera riformatrice in campo politico ed economico con i tempi che corrono. Colpisce in segno negativo se si pensa che sono trascorsi duecento anni dalla sua nascita, e cento cinquant’anni dalla sua morte, ampio intervallo per riflettere sulla sua opera e, magari, prenderla come esempio. Non è successo. Come mai?
Un'altra riflessione che è, allo stesso tempo, un ringraziamento: la mostra è stata inaugurata dal Presidente della Repubblica e illustrata da diverse personalità regionali e accademiche. Devo, però, rilevare che questa mostra non è opera loro, bensì del lavoro certosino dei miei amici Gino e Wilma Anchisi e della loro schiera di amici dell’Associazione “Amici di Cavour” di Santena, tutti appassionati di Cavour e rigorosamente volontari. Se Cavour verrà ricordato, come giusto che lo sia, nella prossime manifestazioni per l’Unità d’Italia, bisognerà dare atto a questi amici dei loro sforzi in questi ultimi dieci anni, svolti con grande modestia. Il loro lavoro deve essere riconosciuto come un grande contributo ad una autentica cultura liberale in questo Paese.

martedì 15 dicembre 2009

Il pentito Tartaglia

Giorni di pentiti, questi. Anche Tartaglia. Se Gesù Cristo perdonava tutti i peccatori, lo possono fare pure gli uomini, specie se si tratta di un poveraccio dalla mente ottenebrata. Ottenebrata dai suoi disturbi psichici, certo, ma anche dal clima di caccia alla volpe che vige da qualche tempo nel Paese. Uno spettacolo desolante che non poteva aver altro esito. Sarà colpevole Berlusconi? Può darsi, l'uomo non mi interessa particolarmente. L'uomo-volpe sì. Non ha avuto nemmeno il buon gusto di farsi ammazzare, secondo le migliaia di fans di facebook che inneggiano oggi a Tartaglia. Di sicuro, anche di questo episodio è responsabile lui, Berlusconi, secondo Bindi, Di Pietro e quant'altri. Facendosi ferire lievemente e basta, non ha provocato né climax, né anti-climax. Le luci si spengono. Non è successo niente. Non ci sarà alcuna riflessione, alcun ravvedimento in chi concepisce l'avversario politico come nemico. Solo dichiarazioni di circostanza, discussioni a non finire, blah-blah, insomma, sotto gli spot televisi. Brutta storia. Povero Paese.

giovedì 3 dicembre 2009

condanna per stregoneria in Arabia Saudita

Ali Hussein Sbat, 44 anni, cittadino libanese e sciita, faceva l'astrologo per un canale TV del suo paese, rispondendo alle telefonate dei telespettatori con domande sul loro futuro. Nel 2008 lasciò questo lavoro e si recò in Arabia Saudita per il pellegrinaggio alla Mecca. Fu arrestato dalle autorità saudite e condannato a morte per stregoneria. Fra pochi giorni la sentenza verrà eseguita. L'intervento del ministro della giustizia libanese è stato molto diplomatico, dicendosi egli, seppure convinto oppositore della pena di morte, nell'incapacità di pronunciarsi su una vicenda che dipende da una giustizia straniera! Per tutti i risvolti della vicenda, consultare l'articolo di Le Monde in www.umanisti-e-liberi.blogspot.com/2009/11/arabia-sauditacondannato-morteper.html.

martedì 8 settembre 2009

Tempo di vendemmie

Per noi, è tempo di vendemmie. Premature quest'anno: i bianchi dieci giorni prima, il merlot una settimana prima, il cabernet quasi tre, chissà cosa ne sarà del sangiovese che normalmente è maturo a fine settembre, inizi ottobre. Non piove, non vuole piovere, una disperazione. Le prime raccolte si sono fatte sotto il solleone di agosto, tutti trafelati, gli avventizi senegalesi in pieno ramadan, senza poter bere o mangiare, poveracci, e devono lavorare lo stesso. Si è anche aperta la lunga stagione in cantina a vinificare, a sorvegliare la fermentazione e l'andazzo generale di ogni tino o tinella, sempre circondati dall'odore di vino, sin dalla mattina quando si entra in cantina per fare il giro di assaggi di mosto e fecce.
Bé, un motivo c'era per il mio silenzio su questo blog. Oggi c'è stato una breve finestra e ne approffito per postare il ritratto di Ilya. Leggetelo, è una storia curiosa.