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lunedì 7 ottobre 2013

I nostri TG ingessati







E’ sconsolante pensare che se gli italiani non parlano altre lingue non hanno accesso a notizie complesse e globali.  I TG italiani, SKY TG a Rai 1, Rai 2, la 7 s’interessano esclusivamente di notizie politiche italiane, cronaca italiana (quanta! troppa!).  Tranne in caso di notizie bomba come Piazza Tahrir o le armi chimiche in Siria o il Shutdown americano,   Ma per una informazione costante, ampia e spaziante su problemi globali come lo sviluppo di Al Quaeda in Africa , o solo sull’Africa, continente in movimento come pochi altri,  o la conferenza TPP che Obama ha abbandonato per via del Shutdown, o la ricerca sulle faglie assassine in Giappone, o gli attentati in Pakistan e in Iraq,  si va su CNN, su BBC, su France 24, su NHK, o su Al Jazeera, non sui TG italiani.  Gli italiani sono segregati dal mondo dalle notizie che ricevono, notizie e basta, senza un’illustrazione, un commento.  Ragazzi, bisogna sapere le lingue per liberarsi da un stampa televisiva e in larga parte anche scritta,  con orizzonti ristrettissimi.  Svegliamoci.  Non facciamo parte del mondo se non sappiamo quello che accade.

giovedì 5 settembre 2013

problematico G20




Almeno per quanto riguarda la Siria, sarà problematico questo G20.  Obama ha avuto il consenso del Congresso e ha vinto una mezza battaglia che, a dire di molti, si trasformerà presto in totale disfatta.  David Cameron ha perso la sua battaglia nel parlamento inglese e non parteciperà al castigo militare di Assad e forse sarà per il meglio.  François Hollande, il più agguerrito assertore dell’intervento in Siria,  aspetta a vedere se il parlamento francese lo farà intervenire, ma sembra proprio di no o, al meglio, di nì, poca roba insomma, per lui personalmente, uno schiaffo.  Putin, ieri totalmente contrario a ogni ipotesi di attacco aereo sulla Siria, oggi più malleabile, mentre si prepara al G20 dove sarà difficile sostenere l’uso di armi chimiche da parte del governo siriano.
E l’ONU?  Maestra di saggezza, pare, e di prudenza.  Anche maestra  d’ ignavia ormai abituale, in gran parte dovuta alla preponderanza di nazioni asiatiche/africane che sospettano dell’Occidente e delle sue motivazioni. Comunque l’ONU non partecipa al G20 e quindi può tenere le sue carte strette ancora per un po’ di tempo.  Non è improbabile che, alla fine, dia ragione a Assad contro i ribelli che si trasformeranno tutti in esponenti di Al Qaeda, poveri loro.
In verità, nessuno sa su quale piede danzare. Attaccare o ammonire o porre embarghi?  Boh… Nessuno sa come evitare errori irreparabili e questo fa la forza di Assad, come avant’ieri di Hitler. 

Al G20, si parlerà solo di questo.  Assad avrà la prima pagina, in ultima pagina tutti gli altri problema del pianeta.  Assad avrà vinto per davvero...

venerdì 31 maggio 2013

Pronto?


Pronto?  C’è qualcuno?  Qualcuno che possa prendere decisioni in questo Paese? 

Sentivo, stamattina presto, il dibattito di diversi giornalisti a proposito della legge elettorale, della mancata sentenza in materia da parte della Corte costituzionale che si era espressa in modo informale tempo fa, senza però arrivare a conclusioni definitive.  Secondo qualcuno di questi giornalisti, la Corte costituzionale toglierà lo sbarramento e finiamo nel proporzionale. Punto e a capo.  Un altro  dice che Enrico Letta era partito in quarto sull’argomento, ma che ora ha rallentato l’andazzo e si chiede perché.  Un altro ancora dice che Renzi, a dispetto della sua dichiarata propensione per il maggioritario alla francese, sta mettendo i bastoni fra le ruote di Letta che è pure del suo stesso partito, e questo per una sua volontà di potere personale.  Poi c’è Grillo che inveisce e insulta tutti, ivi compresi i suoi prescelti di ieri, e impedisce ai suoi in parlamento di prendere parte al normale svolgimento dei lavori.

C’era molto da sperare con Letta.  E’ giovane ed è persona intelligente.  Capisce i problemi perché ci ha riflettuto sopra seriamente, non parla a vanvera ed è capace di decidere in modo equilibrato.  Ma sin da ora, sin dall’inizio del suo governo si può dire, ha avuto le mani legate.  Oggi è praticamente paralizzato.  Lo osteggiano a ogni passo .  In modo meno rissoso, più garbato, ma ugualmente micidiale.  Non succederà nulla.  Torneremo a votare a ottobre, con il porcellum o il proporzionale che sia, certamente con un’astensione ancora  più elevata. Una nuova elezione non può cambiare la brutta cultura e le brutte abitudini della nostra classe politica.  Semmai peggiorerà la qualità democratica del nostro sistema.

E  dunque, ogni decisione su qualunque materia è rimandata ancora una volta, mentre il Paese deperisce e rischia di finire nel caos.  Ci siamo vicini.

mercoledì 29 maggio 2013

dice Grillo



Dice Grillo….

Oggi dice Grillo che lo sfavorevole risultato del Movimento Cinque Stelle nelle recenti elezioni municipali è “colpa degli Italiani”.  In questo Grillo non differisce  dagli altri partiti che spesso hanno dato la colpa agli italiani somari, retrogradi, poco avveduti.   Invece ci sarebbe da pensare che le scelte degli italiani riflettono sempre il loro senso di responsabilità e il loro autonomo giudizio sulla classe politica che li governa.  Almeno in occasione del voto, unico momento della vita democratica in cui contano qualcosa, essi dimostrano di sapere quello che vogliono e che hanno il diritto di esprimere liberamente.  Dare loro del somaro ecc.  è una mancanza di rispetto nei loro confronti che, rare volte, dà esiti positivi.  Non credo che farà bene a Grillo e al suo Movimento, come in passato non ha fatto bene ad altri partiti. 

Del resto, se è vero che una parte del Movimento Cinque Stelle in parlamento si accinge a creare un gruppo indipendente, vi è un segnale sicuro dello sgretolamento del partito di Grillo che, sin dall’inizio, ha seminato zizzania, confusione, per non dire odio.  Cose che non pagano perché vanno contro il buon senso che gli italiani hanno sempre dimostrato.  Il grosso successo del Movimento nei mesi passati non è stato altro che un moto di protesta contro la cattiva qualità della classe politica nel suo insieme e del suo pessimo modo di gestire il Paese, pessimo perché sempre inquinato dai secondi fini di ciascuno, individui e partiti, piuttosto che dall’interesse generale.  Neanche in questo Grillo si distingue dagli altri.

venerdì 10 maggio 2013

Ve lo dicevo io...







Ve lo dicevo io che, se non cambiano gli atteggiamenti di fondo che hanno caratterizzato gli ultimi venti anni di politica, qualsiasi nuovo governo sarà destinato al fallimento, e gli sforzi del Presidente della Repubblica a ricreare unità nel Paese saranno stati invano.

Sta succedendo.  Sotto l’apparente concordia da Grande Coalizione,  vi è un vulcano in ebollizione.   L’indice visibile ne è l’inopportuno ritorno in campo della magistratura contro Berlusconi.  La magistratura avrà tutte le ragioni, ma ha anche tutto il tempo che vuole per colpirlo, almeno che il suo intento non sia sbarazzarsi dell’uomo politico.  Con grande cecità, tralascia il fatto che il Paese ha bisogno di riprendere a vivere.  Non serve distruggere Berlusconi adesso, anche perché rappresenta una grossa fetta dell’elettorato.  La sua definitiva disfatta non farà risorgere l PD, devastato dai propri errori e contraddizioni.  Servirà solo a riaccendere il “tutti contro tutti” - già sta accadendo - con conseguenze poco prevedibili.   

Enrico Letta appare già in trappola.  Ha parzialmente ceduto sull’IMU, forse la mossa più conveniente perché il gettito di quest’imposta non è immenso e se ne può fare a meno.  Cederà anche su cose più importanti?

sabato 20 aprile 2013

Non è più un bazaar e basta, è molto di più...




Infatti, questa elezione presidenziale è un tornante storico.  Trent’anni dopo la caduta del comunismo , Il PD, cioè il post-comunismo, scompare, insieme a tutte le sue incertezze, debolezze, contraddizioni e ferree convinzioni. Molti, come me, auspicavano questo momento, ma non in questi termini.  Cioè, non per mano di una “rivoluzione senza ghigliottina” che ha già fatto scempio di tre partiti – meritatamente – FLI, UDC e IV.  Resta il PdL.  Berlusconi è un combattente tosto ma è vulnerabile. Grillo per parte sua è furbo e molto motivato da questi successi che confermano la sua vocazione di Padre Eterno.  Chissà che non abbia la meglio anche sul PdL.

C’è da temere che, sgombrato il campo dai vecchi partiti, restiamo con un Partito Unico le cui regole democratiche sono tutte da dimostrare.  Per adesso Grillo ha lavorato on-line su minuscole entità e su una minoranza di individui spogliati del proprio diritto di critica e di scelta.  E quindi in modo non significativo in senso democratico.  Ma l’operazione  condotta da Grillo lascia sul campo  50% dell’elettorato italiano senza difese, senza bussola e senza voce.  E non dà alcuna garanzia per la governabilità futura.

C’è di più.  Ora pare che Napolitano rientri in campo, premettendo  alla sua candidatura la formazione di un governo di grande coalizione.  Ben venga, in questo caos, sempre che funzioni.  Questo nuovo fatto di per sé, insieme al ruolo di rilievo politico che Napolitano ha svolto negli ultimi mesi, fa pensare a una evoluzione di fatto verso una Repubblica Presidenziale.  Una novità che cambia la faccia costituzionale di questo Paese, in senso positivo, almeno fintanto che rimane Napolitano a controllare il bazaar, e forse anche in seguito.  

Siamo dunque di fronte a due elementi di sostanziale novità:  il Partito Unico di Grillo e  la nascitura Repubblica Presidenziale.  E dopo? 

L’Italia è sempre stata un laboratorio politico, e tuttavia rare volte sono cambiati gli atteggiamenti individuali.  Ragione per la quale siamo arrivati a questo punto. Stiamo a vedere che direzione prenderà adesso.

mercoledì 17 aprile 2013

L'elezione del Presidente della Repubblica



E’ domani il grande giorno.  Noi italiani ci chiediamo che cosa succederà nel bazaar della politica del nostro Paese, in questa occasione.
Chi voteranno, i nostri bravi ?  Domanda cruciale.
La signora Gabbanelli?  Ho seguito sempre con interesse il suo “Report” e, tranne rare occasione,  ho pensato che fosse una giornalista molto preparata e un essere umano di qualità.  Ma questo non vuol dire essere all’altezza di un compito così importante come la Presidenza della Repubblica e lei ha la buona grazia di riconoscerlo.  E’ stata prescelta da un pulviscolo di elettori on-line, poco rappresentativi del popolo italiano.
D’Alema, il prudentissimo,  molto attento alla sua immagine, che ha sempre preferito il ruolo di eminenza grigia per lasciarsi le spalle coperte e le strade aperte.  Non una buona scelta in un Paese che ha bisogno di uomini coraggiosi.  O forse troverà il coraggio in un occasione così importante.  Chissà?
Rodotà?  Uomo di tutte le stagioni e ormai vecchio vecchio.  In tempi che richiedono l’apertura sul futuro, forse non la persona più adatta.
Il bravo Amato?  Ne rispetto la grande intelligenza, ma ha tradito Craxi, brutto segno.  Per opportunismo o per convinzione, non importa.  Importa il precedente.  Qui, in questa occasione, ci vuole una persona ineccepibile.
Per chi voterei io ( non ne avrò l’occasione)?
Per Cacciari o per Violante.  Entrambi hanno molto sbagliato e molto imparato dagli errori:
Cacciari? Dall’alto della sua torre d’avorio filosofica, ha per anni tenuto posizioni molto teoriche e poco pratiche, ma una volta diventato sindaco di Venezia ha messo la testa a posto.  Oggi è un uomo che capisce la realtà e ha messo da parte la vanità personale.  Grandi qualità in una situazione come quella che attraversa il Paese.  Peccato che non sia in lizza.
Violante?  E’ stato un magistrato arrabbiato per anni ma poi, di fronte all’evidenza, si è tirato in disparte e ci è rimasto.  Alla fine ha capito di dovere rinunciare  alla rabbia. Rimane un grande giurista, democratico convinto e lo si vede dai suoi scritti degli ultimi anni. Ma neanche lui è in lizza.  Peccato.  Mi sembra un ottimo candidato, che non voterà nessuno.
Da domani sarà tutto chiaro:  anche la strada che prenderà il Paese.

martedì 19 febbraio 2013

Il grande salto





Ci prepariamo al grande salto nel caos politico, avendo già fatto quello nella recessione – no, nella depressione – economica.
Strana Italia:  senza papa, senza presidente o quasi,  senza un quadro politico riconoscibile, senza soldi, senza lavoro, senza commercio, fra poco senza industria.  Questa volta, gli italiani, malgrado tutta la loro creatività, non ce la faranno.  Ci vorrebbe un’inventiva fuori dal comune.

Elezioni:  per chi votare?

Per il PD che non è mai stato così potenzialmente debole,  a furia di contraddizioni?  Come farà a governare in alleanza con il poeta Vendola, o insieme a Monti?  E soprattutto senza mettere da parte definitivamente il passato comunista, i suoi richiami alla “questione morale” contraddetti ieri e oggi dai fatti, il suo attaccamento viscerale a sindacati che navigano nel buio e hanno largamente contribuito ad affondare il mercato del lavoro.

Per Monti?  Il Monti dei primi tempi non esiste più.  Grazie a Mr. Axelrod, ha lasciato da parte la pacatezza e l’equilibrio che lo avevano reso simpatico e  forse utile al Paese.  Si è buttato nella mischia politica e mediatica con un fervore incredibile, perdendo i pezzi per strada.  Oggi è un politico come qualsiasi altro.  O peggio degli altri, giacché è riuscito per un anno a fare sanguinare gli italiani, a far perdere loro ogni speranza.  E’ anche appesantito dall’essere l’uomo della UE.  Non lo  possono dire, ma molti pensano che la UE, così com’è congegnata, è solo una disgrazia.  Essere l’uomo della UE non è un punto a favore di Monti. 

Per Casini e Fini?  Non contano nulla, cercano solo di restare in gioco in qualche modo.

Per il PDL?  Berlusconi è tornato più spavaldo di prima, grande combattente che non ha mai, e neanche oggi, temuto il ridicolo.  Non si è ben capito in passato se, malgrado ciò, sia riuscito a combinare qualcosa in fatto di riforme e di risanamento.  Il suo liberalismo in versione populista altro non è stato che un “laissez faire” senza regole. 

Per Grillo?  Ahi! Ahi!  Buffo, gigionesco, ma autoritario.  Lo ribadisco.  Che sia un autoritarismo di  stampo fascista o comunista, poco importa.  La sua filosofia della distruzione totale, da tsunami o da bomba atomica, non è programma politico.  Non è altro che un grido di onnipotenza, pericoloso di per sé.

Per Oscar Giannino?  L’unico liberale vero, seppure imperfetto, in questo scenario.  Ma il suo movimento rappresenta solo il rifugio dei pochi liberali che vivono in questo Paese, senza avere una vera patria.

E’ allora?  Aspettiamo il 25 febbraio.  Senza molta speranza.






martedì 15 gennaio 2013

Non m'interessa più

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Né la discesa in  campo di Mario Monti, una grande delusione.  Con i battibecchi con Berlusconi è sceso ( non "salito" in politica) allo stesso livello delle risse del periodo precedente.  Oggi, sembra inevitabile la sua intesa con il PD, compreso Vendola.  Roba dell’altro modo.  Credo che a questo punto Monti non possa ritornare alla Ue, né tantomeno pretendere alla candidatura al Colle.  Difficilmente otterrà la maggioranza alla Camera con la sua alleanza con Fini (e dove è andata a finire il rigore sulle candidature non inquinate?) e con Casini. Potrà forse ritornare alla Bocconi, ma chissà:  con un profilo molto ridotto.  Monti mi premeva.  Non più.  L’ambizione e la vanità sono le stesse che riscontriamo da sempre.  Nella prima e nella seconda Repubblica, a scapito dell’interesse del Paese.  Il suo rigore (molto discutibile, ai fatti) e la sua eleganza anglosassone sono andati sprecati, ai danni degli Italiani.
 Né la discesa in campo di Berlusconi: assurda, se non in campo elettorale e dei sondaggi,  ma chi se ne frega a questo punto. Faccia vecchia, la sua,  che avvalora altre facce vecchie, quelle di chi vuole ricandidare.  Chi ci crede più?  Il passato pesa.
Né il PD, disposto a rimettere insieme l’armata Brancaleone di sempre, pur di governare.  E come farà mai?
Ingroia:  un magistrato insieme ad altri magistrati (DeMagistris, Di Pietro) che  rappresenta un deriva molto pericolosa.  Come fa un magistrato come lui non imparziale in magistratura ad esserlo nelle vicende disastrate del Paese?
Grillo, non ne parliamo.
Follie.  Gli Italiani sono molto pazienti.  Ma sfido che possano capirci qualcosa in questo casino, a qualsiasi parte o arte appartengano.
Io non capisco più dove sta la democrazia e il buon governo a questo punto.  Non saprei proprio per chi votare nelle prossime elezioni, e mi preme votare, è un mio diritto.  E non credo di essere l’unica.  Disperazione pura.
   

martedì 11 dicembre 2012

Fuori (dai coglioni)

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Fuori tutti coloro che contestano il Verbo del Grande Riformatore Grillo, il quale si è rotto i coglioni di tutti questi discorsi sulla democrazia.  Non è che lui si smentisca, né smentisca il ricordo di un altro che si rompeva coglioni facilmente, tanti anni fa e lo ha dimostrato per vent'anni disatrosi. Persino lo stile, scambiato per carisma,  è lo stesso: enfatico, ridicolo e micidiale.
Non c’è da sbagliarsi:  la volontà di chiudere il becco agli scomodi nasce da una volontà di egemonia indiscutibile, una volontà di potere sugli altri, fino a togliere loro la possibilità di scelta e di espressione.  Qualcuno ci sarà ancora, e forse più ancora nel caos di oggi, a nutrire la nostalgia del Ventennio, pensando che non ci sia altra soluzione.  Nella provincia profonda in cui vivo, abituata a una intrinseco conformismo dopo molti anni di governo di sinistra. Conformismo per conformismo...E non trovando sbocco, potrebbe fare  vincere il movimento 5S. Ma, tutto sommato, ho l’impressione che stia crescendo un grande senso di delusione, confermato ieri sera anche dai sondaggi nazionali di TG7.  Sarà bene che ci pensi il Grande Riformatore e faccia una seria riflessione.  Niente è sicuro neanche per lui.   Forse la gente ci tiene più del previsto alla propria indipendenza di giudizio.
A fare il Padre Eterno è rischioso anche nella veste di Grande Riformatore, il quale è pur sempre un misero essere umano.   Qualcuno, fra dieci o venti o cinquant’anni, farà l’esegesi del Verbo del Grande Riformatore.  Vedremo allora quale è il giudizio della Storia.  Non aspettiamo quei risultati. Meglio non lasciarci invaghire, meglio pensare alle conseguenze.

domenica 9 dicembre 2012

Sono stata ingiusta


 
Torna Berlusconi:  ho scritto questo pezzo perché l’idea che Berlusconi potesse davvero tornare mi ha fatto una bruttissima impressione. Sono stata ingiusta, almeno in parte.  Oggi è di moda accusare Berlusconi di essere responsabile del “baratro” Italia.   In verità, non è stato peggiore di altri, a prescindere dagli scandali privati:  ha fatto molte riforme in molti campi, spesso inficiate da incostituzionalità o da confusione o da spirito di parte, ma ci ha provato. 
Nel tempo in cui Berlusconi ha governato, era presente la Sinistra all’opposizione in parlamento. Poteva usare il suo grande peso in modo positivo.  No lo ha fatto.  Ha continuato a difendere a spada tratta i corporativismi, segnatamente dei “lavoratori” del pubblico, ha trascurato il degrado della sanità, non ha saputo o non ha voluto arginare le prepotenze dei sindacati e della magistratura per il semplice fatto che entrambi le erano e le sono organici.  Non ha fatto nulla per ridurre o sopprimere i privilegi della classe politica alla quale appartiene, anzi. Ha solo ostacolato e criticato l’operato del governo, dall’alto di una presunta superiorità etica e ideologica molto discutibile (giacché, come il resto della classe politica - Pdl, IDV, Fli, Lega -  il PD  è stato coinvolto in scandali di corruzione).  Grazie alla Sinistra, la rissa è stata all’ordine del giorno, la bi-partisanship assente per principio.  E non poteva andare altrimenti:  il bersaglio era Berlusconi.
E quindi?  E quindi, con questi precedenti, c’è da temere il ritorno della Sinistra al governo quanto l’ipotesi molto lontana di quella di Berlusconi.  Un grave senso di irresponsabilità ha caratterizzato i contendenti.  L'interesse del Paese, in quelle contese brutali, è stato messo in soffita.  Da ogni parte è prevalso il secondo fine, ossia l’interesse particolare.  Così, è stato sperperato tempo prezioso, forse irrecuperabile.
Ora che il Presidente Monti ha dato le dimissioni, ci saranno le elezioni.  Vincerà il PD con la sua armata Brancaleone e in seconda battuta Beppe Grillo. Che cosa ci aspetta? Il caos, punto.  

giovedì 6 dicembre 2012

Torna Berlusconi

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Berlusconi non è abituato a tenere conto dell’immagine che proietta.  Se lo facesse, forse si accorgerebbe del giudizio che si merita oggi, a parte le Ruby del caso, aspetto decisamente minore rispetto ai problemi più gravi.  E’ uno che si è rimesso in gioco per via del decreto contro l’impossibilità di eleggere un condannato, decreto il cui successo è molto ipotetico per adesso, seppure potenzialmente minaccioso.  E’ uno che pensa di giocare sull’incapacità del governo tecnico di Monti, arroccato com’è su cifre e grafici, di toccare la realtà terra a terra di questo paese.  Berlusconi si giova anche dell’incapacità dei sindacati di capire che senza l’impresa non esiste lavoro - muore l’impresa, muore anche il lavoro, questo appare ovvio oggi. Non ha tutti torti, lui che sembrava aver realizzato molte cose.  Ma tutto ciò che ha fatto, l’ha fatto in modo plateale e mediatico, piuttosto che con realismo, offuscando, ignorando nella confusione, i problemi reali e la necessità impellente di risolverli.  I risultati sono stati scarsi, per non dire virtuali.  Non ha in alcun modo lottato contro il corporativismo che è il male reale di questo Paese e tantomeno contro  il cinismo della politica e degli affari, teso unicamente al secondo fine di ciascuno, mai al servizio del Paese.  Tutto questo, Berlusconi non lo vede neanche, forse non ne ha mai avuto coscienza, preso com’era a difendere i propri interessi, come tutti.  Questione di cultura (che non c’è), nient’altro. Non capisce quindi quanto ha contribuito alla devastazione di questo Paese.  E  senza battere ciglio, si ri-propone agli elettori come se non fosse successo nulla.
Stasera, siamo confrontati all’ipotesi di una crisi di governo e molto di più, a un baratro sotto i nostri piedi:  Berlusconi da una parte,  ahimé, che senza pensarci due volte, fa precipitare la situazione;  dall’altra Bersani e la sua armata Brancaleone di cui conosciamo le prodezze.  E una classe politica neanche lontanamente in grado di affrontare i problemi istituzionali, economici e sociali del Paese,  troppo vecchia, troppo impreparata,  troppo vanitosa e ingorda- una palude vera e propria in cui Berlusconi ha sguazzato felicemente per anni e spera di sguazzare ancora. 
Povero Alfano.  Si trova nella situazione poco invidiabile di difendere – molto lealmente e a torto – un capo improbabile.

mercoledì 14 novembre 2012

Siria



 
Ricordo gli inizi della la guerra civile iugoslava  negli anni novanta.  Ero in Venezuela allora e ricordo un’ intervista di George Schultz, non più Segretario di Stato di Reagan, forse già  in pensione dopo  un lunga e brillante carriera accademica e politica e industriale (dovrei cercare nei miei archivi per trovare il ritaglio stanpa, e non è facile). George Schultz, nella mia ignoranza, appariva allora come un pupo ingrassato nel sistema Bechtel.  Era ben altro e questa intervista  me lo dimostrò chiaramente.  La  sue tesi era che, se si voleva impedire una guerra civile in Iugoslavia, i  Paesi occidentali dovevano intervenire subito, agli inizi,  forzando la mano delle parti in causa per evitare la tragedia.  Nessun gli diede retta.  Qualche mese dopo, era già troppo tardi.  Sappiamo come andò a finire.   La storia gli diede ragione,
La sua tesi trova la conferma nel conflitto civile siriano,  O l’Occidente, la Cina, la Russia, l’Onu e quant’altri contano a questo mondo, si rendevano consapevoli del fondamentale potenziale tragico  del conflitto e intervenivano subito con tutti i mezzi a loro disposizione, o la guerra civile sarebbe dilagata,  come ieri in Iugoslavia, e avrebbe preso la strada di tutte le guerre, non necessariamente quelle giuste, ma certamente quelle storiche con i più forti che vincono e i più deboli che perdono, con grandi sofferenze.  Per i più deboli s’intende la popolazione,  non certo i contendenti in campo, le cui intenzioni e ambizioni di potere non riguardono la salvezza de Paese. E quello che sta accadendo oggi.  Perché è troppo tardi per recuperare il tempo perduto.  E’ tutto ciò non è ininfluente né per il popolo siriano, né per il Medio Oriente, né per il mondo globale.

domenica 11 novembre 2012

Grande Riformatore




E’ scoccata l’ora del Grande Riformatore, Colui che caccerà i corrotti, i disonesti, i fabbricanti di morte (gli imprenditori del settore ambiente, i produttori di OGM, di nucleare), i banchieri, e proteggerà gli inermi, purché ubbidienti.  Avete indovinato?  Sì, si tratta del Grande Grillo, comico di professione, oggi politico di vocazione, il quale ha vinto le  elezioni in Sicilia (18% di 47% di aventi diritto).  Non manca di panache, Grillo) e neanche di seguaci,  i grillini, il cui nomignolo evoca quei nugoli di insetti fantastici e piuttosto minacciosi , diavoli, forse angeli (caduti?), che popolano le pitture di Bosch.  Grillo ne dirige il coro, con mano ferma - lo dirige, sì, non c’è altra parola, giacché non consente loro la minima stecca, la minima dissonanza, ossia la minima libertà.
Grillo li tiene in pugno, i suoi seguaci e, nel preparare le elezioni legislative che lo faranno primo ministro, ha imposto loro le regole ferree e non eludibili del suo volere diventato Verbo.  Persino il Grande Riformatore che lo preceduto, avendo perso tutto, si siede oggi ai suoi piedi e invoca il suo potere di taumaturgo.  Di Pietro, proprio lui - e Grillo lo ricompensa, consacrandolo Prossimo Presidente della Repubblica, a vittoria non solo avvenuta, ma certa, scritta nelle stelle della sua rettitudine di Grande Riformatore.  Sì, proprio Di Pietro che si dibatte a sua volta in uno scandalo di quattrini e balbetta insulse giustificazioni davanti alle telecamere di Report.  
Grillo, da comico, mi faceva ridere.   Mi fa ancora ridere  come Grande Protagonista  dello scenario appena descritto.  Se non fosse che questa ridicolaggine, ricorrente nella storia del nostro Paese,  è costata cara in passato.   Ben prima di Berlusconi, con le sue Ruby e cantanti di corte, ben prima…  Perché la ridicolaggine rilevava allora, più di 70 anni fa,  e inevitabilmente anche oggi, da una micidiale prevaricazione sui diritti fondamentali della gente in una democrazia, e in primis il diritto di pensare. E Grillo, il grande Pedagogo, lo dimostra. L’Italia di oggi è brutta, è disastrata, è corrotta, è incapace di disciplinarsi ma è ancora libera di pensare. Uccidi il diritto di pensare e hai  un popolo soggiogato e dunque una tirannia.  Non si scappa di lì. Grillo è troppo ingenuo per capirlo?  Non credo.  Credo piuttosto che risponda a un impulso viscerale incontrollato che non ha niente a che vedere con la ragione, tutto a che vedere con la vanità e il delirio di potere. Forse l’Italia, disperata com’è, è disposta a questo oggi?  E’ già successo, accidenti, non deve ricaderci.  Meglio ripensare le proprie priorità, meglio ragionare, insomma, qualunque ne sia il costo.

venerdì 22 giugno 2012


L’altra opinione

Sono stata avventata?  Non ho riflettuto abbastanza? Ho lasciato parlare il cuore e non la testa?  Può darsi.  Ci sono anche altre opinioni riguardo al nucleare, in Giappone e altrove ed è giusto parlarne. 

1)   il Giappone non può vivere senza energia nucleare, pena la morte economica
2)   il gioco dell’imponderabile vale per molte altre cose e l’uomo, se non prende rischi, non va da nessuna parte.  Esempi:  le dighe (il Vajont). L’auto e gli aerei:  quante vittime all’anno, ovunque si guardi?  La ricerca sul cancro: quanti errori che all’inizio sembravano soluzioni e si sono rivelate parziali – dall’interferone, alle interleukine, alle ricerche attuali sulla T cell, che finiscono spesso in un vicolo cieco.  La perfezione non esiste.  C’è sempre qualcosa che non sappiamo.  La scienza e la tecnologia sono, per definizione,  sperimentali.  Ma non se ne può fermare i cammino.  Le cavie pagano il prezzo, ma è il prezzo da pagare per ogni piccolo progresso.  La scienza e la tecnologia sono il progresso, a differenza di altre attività umane come la guerra.

Tutte cose vere e razionali, lo riconosco e faccio il mea culpa.  Però le immagini della bomba nucleare in Giappone mi sono rimaste come scolpite in mente, così come Tchernobyl e Fukushima.  A questo punto, ascolto e annuisco, ma non so più quale sia la cosa giusta, né se esiste la cosa giusta e perché non debba esistere.  Ci devo ancora riflettere.

domenica 17 giugno 2012





Riparte il nucleare in Giappone?

Almeno in minima parte, con la riaccensione di due reattori.  Pare che il Paese abbia superato la paura di Fukushima, per la troppa necessità che ha di energia nucleare.  Ma questa decisione è, lo stesso, incredibile.
Ciò che Fukushima ha dimostrato in modo plateale non è la pericolosità del nucleare di per sé.  E’ piuttosto l’inabilità dell’uomo a prevedere  tutte le variabili di pericolo che si possono presentare, in un immenso e imponderabile panorama di circostanze; e trovare e praticare correttamente le infinite soluzioni tecnologiche che questo implica, sia nella costruzione delle centrali sia nella loro costante manutenzione.    

L'energia nucleare potrebbe diventare la salvezza del pianeta se l’uomo riesce in questo tour de force.  Poco probabile: l’uomo non è né perfetto né onnipotente, anche se tenta di esserlo.  Questo è un primo motivo per cui  il nucleare, che ha in sé grande potenziale, può causare devastazioni,  come dimostrato a Fukushima, e prima ancora a Tchernobyl.  E’ vero per il Giappone, Paese sismico per eccellenza e  storicamente soggetto agli tsunami, dove la tragedia di Fukushima si spiega appunto con l’imprudenza delle scelte e gli errori di esecuzione.   Ma vale per qualsiasi paese dove si è creato una grande dipendenza verso il nucleare, ivi compresa la Francia, malgrado  tutte le precauzioni messe in atto.  Il secondo motivo sta nel fatto che essuna scelta è garantita a priori, nel costruire una centrale, semplicemente perché è una tecnologia che resterà sempre sperimentale. Per quante tappe si siano superate, ce ne sono sempre altre e altre ancora, e la sicurezza perfetta viene sempre rimandata avanti nel futuro.  Potrebbe essere irraggiungibile.  La cosa da non dimenticare è questa:  gli errori si riversano su cavie che sono,  in questo caso, innumerevoli.  La motivazione economica giustifica questo?  Fukushima, con l’ampiezza del disastro, sembrerebbe smentirlo. 
Per parte mia, ho sempre pensato che l’energia nucleare fosse una soluzione utile e attraente, anche perché le rassicurazioni erano innumerevoli, difficili da valutare per un profano, e nel complesso corroborate da risultati accettabili.  Dopo Fukushima, tutto è stato rimesso in questione.  Ma, ripeto , non c’è da condannare il nucleare di per sé, bensì la scarsa possibilità di raggiungere risultati definitivi.  Questo deve far riflettere.  Ed è strano che il Giappone che è stato vittima prima e unica dell’uso improprio fatto dell’energia nucleare con la bomba atomica, abbia rilevato la sfida - da samurai – di intraprendere la strada delle centrali.  Più strano ancora che, dopo Fukushima, ci torni sopra. 

mercoledì 13 giugno 2012

Il governo Monti deve continuare

Il governo Monti, malgrado i suoi errori in materia di lavoro e la sua incapacità di valutare le priorità politiche, deve continuare.   Per tre ragioni:  la prima è che è l'unico in grado di rappresentare degnamente e di difendere l'Italia nella UE e in campo internazionale. La seconda  è la sua buona fede e mancanza di secondi fini, seppure maldestre e a volte inopportune.  La terza è che la politica è assente, per non dire inesistente.  Sarebbe il colmo che cadesse questo governo perché i partiti vogliono darsi un ruolo.  Ci dovevano pensare prima. Bersani si attacca oggi alla questione dei gay per darsi una verginità liberale, e questo fa ridere data la mole di problemi che assillano il paese.  Se cade il governo Monti, l'Italia finisce in un buco nero.  Non facciamo casino, ragazzi, non è tempo.

domenica 10 giugno 2012



Sono triste di nuovo

Per gli spagnoli questa volta e per la Spagna che amo in modo speciale. Nei 30 anni dopo la dittatura si è trasformata, non più vivaio di domestici per la vicina Francia, ma un modello che avremmo dovuto seguire anche noi negli stessi anni (siamo lontani anni luce).  E’ un paese ordinato, con belle infrastrutture, con un sistema di trasporti invidiabile, ivi compresa la TAV.  E’ un paese di gente fiera che ce l’ha messa tutta per arrivare a questo risultato, partendo da zero.
Poi, incredibilmente, la Spagna è caduta nella trappola della bolla immobiliare, grazie alle sue banche e soprattutto a quelle inglesi che le hanno allegramente finanziate.  L’America, che tanto moraleggia adesso, ha insegnato anche questo.  Le bolle, dicono, sono asimmetriche:  si formano su un periodo lungo, protette da un successo apparente, e poi fanno un botto devastante.   In Spagna oggi vi sono 200 sfratti al giorno e una disoccupazione da record, malgrado le riforme gravose che sono state predisposte.
 Ieri la BCE, consapevole del rischio per l’Europa che costituisce la situazione spagnola, ha stanziato non so quanti miliardi di euro per il salvataggio della Spagna.  Si fa per dire:   i miliardi della BCE andranno alle banche spagnole, responsabili del disastro, per pagare poi quelle inglesi, ormai specializzate nella speculazione.    Le Banche riceveranno questi milioni o miliardi per sistemare i conti tra di loro, ma non potranno poi aprire i cordoni della borsa a qualsiasi iniziativa di sviluppo perché i soldi non ci saranno più.
Io non m’intendo di economia e ancora meno di finanza speculativa, ma una domanda mi viene spontanea:  perché i soldi della BCE devono servire a salvare le banche spagnole e infine quelle inglesi che sono fuori dal sistema Euro?  Quei miliardi escono dalle tasche nostre (anche da quelle spagnole).  E lì c’è qualcosa che non torna.

giovedì 10 maggio 2012


La normalità
Era una gran bella cosa, l’unica cosa che la stra-maggioranza delle gente chiede da sempre.  Sapere dove sta con lo stipendio, le tasse, gli affetti familiari, la scolarità dei figli, il mutuo casa, il giusto periodo di vacanza.  Niente di superlativo, niente, per i più, che somigli alle fisime di successo tipo l’Isola dei famosi, oppure i lussi esibiti in modo inopportuno nelle riviste patinate e nei programmi televisivi.  Eppure, oggi  la normalità è una cosa eccezionale, inafferrabile.  L’incertezza che ne consegue è la causa dei tanti - spaventoso numero - suidici, e del successo di movimenti tipo quello di Grillo che ha cavalcato in modo sbagliato e opportunistico, ma efficace,  i problemi del Paese .  Chi è responsabile di tutto ciò è difficile da inchiodare, difficile da mandare a casa.  La gente comune non ha più alcun ricorso e questa è una vera e propria tragedia.  Ci riflettano i governanti, tecnici, politici...

martedì 17 aprile 2012

La lezione di padre Pirrone tanto per sorridere (amaro)

Scrive Enzo Papi…



Se chiediamo oggi a uno studente di storia moderna o medievale cosa pensa del “ dovere morale” che la Chiesa addossava a chi era tenuto al pagamento della “decima” , ci sentiremo rispondere, per certo, che si era davanti ad un salasso immotivato di ricchezza ai danni di poveri  contadini, espropriati del frutto del loro lavoro a beneficio di grassi abati e ricchi vescovi.  Eppure la Chiesa motivava ben altrimenti la diffusa tassazione ( sotto varie forme) a suo favore. Basta ricordare le parole del  Padre Pirrone, nel noto romanzo di Tommasi di Lampedusa, “ chi darà un piatto di minestra ai poveri se la Chiesa viene espropriata dei suoi beni ?”.
Il “Welfare State” ha assunto varie definizioni e consistenza nei secoli passati, ma ha sempre avuto un comun denominatore. I primi e più convinti sostenitori sono sempre stati gli amministratori più che i destinatari degli aiuti. Anzi, spesso, i beneficiari non si erano neanche accorti di esserlo.
Fuor di metafora e di similitudine di avvenimenti storici, il problema della giustificazione dei prelievi del Principe e delle Istituzioni a lui collegate resta un tema di grande attualità. Mai, com’è accaduto nel 20° secolo, lo Stato ha prelevato il 50% della ricchezza prodotta dai cittadini. Certo nel secolo scorso lo Stato si è presentato e giustificato come diretto rappresentante del popolo e quindi ben diverso dal Principe autoritario ed insindacabile. Tuttavia quando il partito si fa Stato, come nell’esperienza comunista, o i rappresentanti eletti “Casta”, come nelle attuali partitocrazie occidentali, anche la differenza di origine (non di fatto)  scompare ed il senso di abuso dovrebbe tornare a sollecitare l’osservatore oggettivo.
Così non è. Il “politically correct” del nostro Presidente e il vecchio senso di solidarietà nelle “decime”  del cardinal Bagnasco tuonano contro evasori immorali, ma nulla dicono della moralità dei grassi ed inutili abati dalle ben fornite  mense e dei ricchi commensali di cortigiani di sangue e di cappa.
Lo sdegno verso lo spreco di risorse prodotte a caro prezzo ed appropriate dal Principe non è questione del momento. Meglio discutere dei felloni che nascondono il raccolto ai Befera di turno.
Eppure se non si tornerà ad apprezzare chi produce e biasimare chi, senza merito, consuma, il futuro non potrà che ripercorrere le sonnolente e, talvolta drammatiche,  strade già tracciate nel passato dell’Europa.