martedì 16 novembre 2010

Le roi est mort, vive le roi

vive le roi?
Ieri, Fini ha ritirato i suoi ministri dal governo, aprendo di fatto la crisi.
Oggi, il Presidente della Repubblica comincia le consultazioni con il presidente del Senato, com’è giusto, e con Fini, presidente della Camera,  il quale è anche capo del partito Futura e Libertà, e qui non va più bene.  E’ un caso di flagrante conflitto d’interessi che nessuno, per ora, vuole rilevare. 
Comunque “le roi est mort, vive le roi”, questo è il convincimento generale:  qualcosa succederà, si troverà una soluzione e si ripartirà ex novo.  No.  Potrebbe non accadere perché la caduta del governo potrebbe significare anche la caduta in ginocchio dell’intero Paese, stremato da un pesante debito pubblico, dalla crisi delle aziende, dalla disoccupazione, dagli scandali.  E soprattutto da una dirigenza politica disadatta a governare, da qualunque parte si collochi. Il re è morto ma non c’è non nessuno che lo possa sostituire, c’è solo una voragine d’incertezza.  Il Pdl è frantumato, certo, ma il Pd lo è allo stesso modo e sarà incapace, come ai tempi del governo Prodi, a tenere insieme variegati elementi in un’eventuale coalizione di governo e in un progetto comune.  Le azioni hanno sempre delle conseguenze.  Da anni, il pragmatismo e la razionalità nei progetti hanno fatto le spese della vanità e dell’ambizione degli individui.  E qui siamo.
E’ morto il re, ma le cose non si aggiustano necessariamente questa volta.  

mercoledì 10 novembre 2010

9 novembre 2010: ricordiamoci questa data


Ieri in parlamento Fini e i suoi ancora non dichiarati alleati, PD, più più più… (ne ha fatta di strada, l’uomo, dai tempi del MSI!) hanno messo in minoranza il governo sul trattato di amicizia con la Libia e in particolare sulla questione dell’immigrazione.  Bisogna ricordarselo, quando domani le spiagge del Meridione brulicheranno di nuovo di clandestini e si dirà che il governo non ha risolto il problema dell’immigrazione.  Io, di sicuro, me lo ricorderò.
Questa è una prima bordata di Fini e alleati.  Se ne prevedono molte altre contro il governo nelle settimane a venire.  Fini, dall’alto della sua dichiarata ambizione di diventare premier,  gongola e, con lui, il bravo Bersani.  Non sanno dove stanno andando e, soprattutto, dove ci stanno portando.
Intanto Berlusconi incontra Bossi, personaggio sottovalutato.  Dirige l’unico partito in Italia che è vicino al proprio territorio, ne conosce le problematiche, e vuole il Federalismo, forse la separazione. E Berlusconi ci si sente di casa, in quelle parti d’Italia e probabilmente accontenterà volentieri il senatur, sul Federalismo, s’intende,  sempre che ci sia ancora. 
Le cose si mettono non proprio bene, nell’anniversario dei 150 anni dell’unità d’Italia.  Dai e dai, riusciranno a spaccarla?
Il Presidente Napolitano ha ragione di fregarsi le mani dalla disperazione.  E’ stato un raro comunista a non sentirsi uno straniero in patria.  Sarà il René Coty dell’Italia odierna? Allora ci fu De Gaulle a rimettere insieme la Francia.  Qui non ci sarà nessuno a raccattare i pezzi d’Italia. 
Leggetevi l’editoriale di Ostellino sul Corriere di oggi.  Gli italiani, intanto, stanno a guardare, allibiti.

martedì 9 novembre 2010

Il bubbone


Quest’ultimo week-end,  ho lavorato sui miei registri vinicoli, ho letto un divertente romanzo di avventura di Clive Cussler (“The Silent Sea”), un noioso e oscuro saggio su Louis-Ferdinand Céline, di Philippe Muray.  Tutto per non sentire i clamori e le grida dei politici italiani.  Ma come evitare la plateale sortita di Fini, domenica, il suo ultimatum a Berlusconi e tutte le infinite sequele in televisione e sui giornali?  Mi sono un po’ rasserenata a guardare l’intervista di Sergio Romano su Sky, la sua razionalità e pacatezza è un balsamo.  Egli rileva l’inesistenza della politica negli eventi degli ultimi mesi, eventi che si riassumono in un mega rissa personale tra due individui, non certo un dibattito utile tra due alti rappresentanti dello Stato.  Darà le dimissioni, Berlusconi?  Non può.  Rilancerà con la fiducia? E’ probabile.  Cadrà il governo? E’ probabile.   Seguirà il  governo tecnico voluto dal centro e da Bersani?  Sergio Romano si augura di no, visto che un tale governo raccoglierebbe tutto il centro, ossia quella parte che vagheggia il non auspicabile ritorno al proporzionale.  Ciò significherebbe la fine del bipolarismo, raro elemento di novità di questi ultimi anni.   L’unica soluzione realmente politica sarebbe il ricorso al parlamento, la sede legittima per decisioni di questo genere. L’unico modo veramente democratico di risolvere l’impasse sarebbero le elezioni anticipate.  Sergio Romano avverte che, se continua la rissa in corso, non può che recare danno all’immagine del Paese e alla sua stabilità economica (la Finanziaria non è ancora stata votata), distruggendo la fiducia degli investitori stranieri e quindi la capacità dell’Italia di fare fronte al suo pesante debito pubblico.  E si chiede, come tutti noi, cosa verrà dopo le elezioni, data la (pessima, dico io) qualità delle forze in campo.
Pierluigi Battista, dal canto suo, rileva la stranezza di un Presidente della Camera che dà l’aut aut al Capo del Governo.  Cose mai viste che sottolineano la totale indifferenza verso la sacralità delle istituzioni.  Non accadrebbe in alcun altro paese civile. 
Ci si chiede quando scoppierà il bubbone.   Forse quando andranno a casa tutti, destra, centro, sinistra, sprovvisti come sono  di senso di responsabilità e di una basilare cultura politica.   La cosa può durare a lungo.  Il potere è un osso difficile da mollare.  Ci vorrà ancora del tempo prima che si affermi una nuova classe politica, giovane, non inquinata e con delle idee in testa


martedì 2 novembre 2010

L'autunno del Patriarca


Non si riesce a capire quale sia l’agenda segreta di Berlusconi, che cosa voglia dimostrare.  Sembra che abbia preso a mente fredda la via di uscita più scivolosa, più precipitosa, quasi suicida.  Sembra che voglia fare onde alte come tsunami, gettando non sassi ma macigni negli stagni altrui. In un certo qual modo, il suo anticonformismo, il suo atteggiamento politicamente scorretto, fa meraviglia se non altro per il coraggio che dimostra.  Non ha capito, né capirà mai, Berlusconi, che “certe cose non si fanno”, soprattutto quando si ha un’investitura politica come la sua, soprattutto quando si ha avversari politici così rabbiosi e così politicamente corretti, salvo poi essere così politicamente incapaci.
Le azioni personali di Berlusconi , purtroppo, hanno conseguenze gravose.  La galassia Italia sta esplodendo e le super nova che lascerà dietro di sé sembreranno, sì, ancora presenti davanti agli occhi, genereranno anche un po’ di energia, ma saranno corpi morti, un’illusione.  Non solo il Pdl, anche e soprattutto la Sinistra inconcludente che dovrebbe sostituirlo.
Triste autunno .  Triste Paese.

Sakineh deve morire


Sakineh non lo sa, ma domani sarà impiccata non per le sue presunte colpe - presunte, dico, perché si sa che sono imbastite dal regime e ogni giorno arricchite di nuove prove inventate o ottenute con mezzi disumani.  Morirà, questa povera donna,  perché il Regime iraniano deve vincere il suo braccio di ferro con l’Occidente.  La Repubblica Islamica deve dimostrare di essere impermeabile a ogni pressione, di poter fare comunque quello che ritiene consono alla sua dignità e indipendenza politica e ai dettami dell’Islam, con qualunque mezzo.  Continuerà nell’attività di repressione contro ogni dissenso, continuerà a preparare bombe nucleari da usare contro i suoi nemici.  Sakineh, non lo sa, non può saperlo, ma è solo un pretesto e, in quanto tale, è giustamente spendibile.  Non è di sicuro  un caso umano dal punto di vista del Regime.   Ma neanche gli uomini del Regime sanno che gli errori si pagano, grande giudice è sempre la Storia che di tragedie se ne intende. 

mercoledì 27 ottobre 2010

L'intoccabile

Il dossier Montecarlo è stato archiviato nel più garbato dei modi e con le più lievi prescrizioni.  Il prezzo dell’appartamento risulta congruo.  Nessuna frode, nessuna irregolarità o, diciamo,  “ingenuità” pare siano state commesse.  Meglio così, anche se risulta un po’ strano al comune buon senso.  Fini  era indagato, ma la notizia non è trapelata nei giornali.  Fini è quindi libero di riprendere la sua fruttuosa attività politica, sia come presidente della Camera sia come capo partito.  Niente da dire.  Sarà la Storia a dire l’ultima parola.  Come sempre.    

martedì 19 ottobre 2010

Segreto istruttorio

La rivista Panorama è indagata per aver infranto il segreto istruttorio nel caso Marcegaglia.  Caso gravissimo che causa una grande levata di scudi.  Perché si tratta di Panorama?  La domanda è lecita.
La cosa curiosa è che nessuno, proprio nessuno, rileva che il segreto istruttorio, da quindici anni a questa parte, è stato e continua a essere infranto giornalmente. Persino i verbali di Avetrana, di una storia senza alcun connotato politico, si riversano tali e quali e quotidianamente nei giornali. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, ciò  avviene per danneggiare un avversario politico, o meglio dire l’Avversario per eccellenza.  Nessuno, in nessuna procura, ha mai indagato per sapere chi sono le fonti e come sono ricompensate.   Non sono mai state scoperte e tanto meno punite.
La deontologia è scomparsa dalla faccia della Terra, almeno in Italia.  Si ha ancora l’incredibile pretesa di chiedere agli italiani di aver fiducia,  di dire agli italiani che devono continuare a sentirsi protetti e garantiti in questo quadro ambientale.
Naturalmente, vi sono molti magistrati il cui lavoro si svolge nell’ombra e senza fanfaronate.  L’altra sera, sul programma di Fazio, è stato intervistato il procuratore di Reggio Calabria, Pignatone.  Uno che lavora in prima linea.  Uomo equilibrato, misurato, riflessivo, che conosce il suo territorio a fondo e combatte una battaglia disperata.  Quanti ce ne sono come lui?  Penso che siano più di quanto non appaiano, proprio perché non appaiono.  Non sono interessati all’esposizione mediatica, non chiedono di diventare eroi.  Hanno troppo da fare.  Ai loro subordinati hanno saputo inculcare la cultura dell’impegno e della professionalità piuttosto che dell’ideologia.  Questo è confortante ma non è sufficiente.  Perché la cultura dilagante è ormai un’altra,  esattamente agli antipodi, troppo seducente per non essere abbracciata dai più.  E finisce per vincere.
Roba che fa paura.

Re intercettazione



A proposito della saga Marcegaglia, mi sono chiesta, e molti con me, con quale decreto  e per combattere quale reato, sia stata predisposta l’intercettazione -immediatamente divulgata - della conversazione tra Porro e Arpisella.  Altre domande: da chi? A quale scopo?  Sia la messa in atto che la divulgazione. 
Porro e “Il Giornale” non hanno fatto altro che mettere in fila i dossier raccolti da concorrenti assai più potenti e allineati come Repubblica, l’Espresso.  E’ stata da parte de “Il Giornale” un’operazione spericolata e, a dire poco, ingenua.  Feltri credeva, nella sua furbizia, di poter dimostrare che i dossier raccolti da una certa parte sono considerati leciti, legittimi e corretti e, inversamente, quelli raccolti da lui fasulli, contraffatti e inaccettabili.  E’ caduto in una trappola mortale.  Nessuno lo ha ascoltato perché il suo giornale appartiene alla sfera berlusconiana, perdente per definizione.  Nessuno da’ retta ai perdenti, e tantomeno li difende. 

giovedì 14 ottobre 2010

Ha ragione Bonanni



E’ stata aggredita di nuovo una sede della Cisl a Roma. Bonanni, sempre molto pacato, parla di uno squadrismo estraneo al mondo del lavoro.  E ha ragione.  La gente che lavora, o che non può più lavorare a causa della crisi, ha ben altre gatte da pelare. Detto questo, lo squadrismo non è da sottovalutare anche se, almeno per ora, è minoritario.  Ben presto potrebbe prendere il sopravvento.  Le rivoluzioni, che sono per lo più inutili e dannose, hanno usato e strumentalizzato gli squadristi che si consideravano ed erano considerati come la punta di diamante del cambiamento. Per Lenin  erano essenziali, Mussolini gli usava senza scrupolo, Hitler gli ha istituzionalizzati, in Iran i pasdaran sono presto diventati i pilastri del regime islamico, così come in Afganistan i Taleban che hanno perso il potere ma lo stanno per riprendere.  Sappiamo quale cambiamento hanno portato quelle rivoluzioni.  

Gli squadristi possono diventare l’arma di regimi potenzialmente pericolosi e tendenti alla tirannia, non certamente democratici. Emergono in tempi difficili e torbidi, prevaricano con la violenza a danno della gente comune che subisce e si piega senza potersi difendere.   In società fragilizzate e disorientate, riescono facilmente ad avere la meglio, e ciò preannuncia conseguenze assai più ampie. Guai a considerarli un fenomeno isolato e, per questo, facile da circoscrivere.  Hanno un forte effetto di trascinamento per la paura che incutono, la gente finisce per accettare, per inneggiare e seguire, salvo poi tornare indietro quando le condizioni lo consentono.  Sul momento (vedi la partita Italia-Serbia), o sulla lunga durata (comunismo, fascismo, islamismo).  Guai a non difendere le difese naturali della società, la sua salute psicologica, politica, economica dalla quale nasce la sua capacità di reagire

sabato 2 ottobre 2010

Presunzione di colpevolezza



Berlusconi fa battute inopportune, è vero, qualche volta anche proprio stupide.  Non ha ancora capito che essere un personaggio pubblico comporta, oltre che i privilegi, anche  vincoli molto stretti.  Né ricorda mai che qualunque cosa dica, per quanto irrilevante,  anche se in privato o fuori onda, sarà risaputa e diffusa, diventerà oggetto di scherno, di polemica, d'indagini giudiziarie.  


Non mi piace Berlusconi, lo ribadisco.  Noto, tuttavia, che contro di lui vige ormai l'universale giudizio di colpevolezza (morale, politica, economica), e la sostanziale presunzione di colpevolezza in campo giudiziario.  Fa riflettere.  Ciò è forse dovuto al fatto che  nel Paese Italia, quello politico, mediatico, giudiziario, è scomparso il principio stesso dell'innocenza e della presunzione d'innocenza?  Non si può usare perché non c'è più? Oppure non si può usare solo per Berlusconi?  In entrambi i casi,  non c'è da esserne orgogliosi.  Bene, comunque, esserne consapevole.