Mio figlio, quando era piccolino, alla notizia della morte di Khomeini, mi disse "mamma, adesso quando lui arriverà lassù, chiederà dove Allah, dove Allah?
Non so se c'è Allah, non so se questi dell'ISIS lo troveranno lassù quando toccherà a loro morire. Non so se, sempre che ci fosse, Allah festeggerà questi suoi adepti, dediti al massacro. Spero invece, sempre che ci sia, che li punisca nella misura dei loro peccati. Chissà?
venerdì 20 marzo 2015
lunedì 9 marzo 2015
Anche le civiltà devono morire?
Non si accaniscono solo
contro gli individui in carne e ossa, quelli dell'SIS, ma anche contro i
reperti di una delle più antiche civiltà al mondo, quella della Mesopotamia,
che non appartiene solo a quelle regioni, ma a tutti noi, mussulmani e non
. C’è da chiedersi quali siano le
loro motivazione. Perché non se la
prendono con gli splendidi siti islamici che abbondano in quelle regioni? E’,
dunque, un partito preso contro
tutto ciò che non è islamico? E
perché i vertici della religione mussulmana non si ribellano né alle stragi di
migliaia di esseri umani inermi, né a questo ultimo scempio? Perché non alzano una voce forte e dura
contro questi selvaggi senza cuore e senza passato, che dovrebbero
rappresentare solo se stessi? Perché non usano lo strumento potentissimo della
Fatwa che è servito loro in occasioni assai meno rilevanti. Quale è il loro metro di giudizio? Che altro ci vuole perché si decidano a
condannare questi atti? Così come stanno le cose, il silenzio colpevole delle
gerarchie religiose islamiche di tutto il mondo è un atto di connivenza che sancisce
le azioni dell’ISIS. Sancisce
questa ossessione della morte e della distruzione e convince il resto del mondo
che l’islam è questo, solo questo.
E che non solo l’ISIS, ma l’Islam tutto va combattuto.
Si va quindi di male in
peggio.
martedì 27 gennaio 2015
I nazisti e l'Isis
Stasera su Arte ho visto un programma su Hollywood e la
Shoah. Ho tralasciato tutti i commenti vanesi e ho guardato solo le
immagini. Un colpo al cuore, per
quanto conosciute da quando ho una memoria per ricordare. Sono nata nel ’46, non
durante la guerra, ma nella mia infanzia, dai sei-sette anni, sentivo le
conversazioni in famiglia sulle persecuzioni naziste degli ebrei. Mio padre ci perdeva il sonno, anni e
anni, dopo e quando mia madre gli chiedeva “perché non dormi”, lui rispondeva “
Tu non sai gli orrori che mi passano nel cervello.” A Cambridge, negli anni Sessanta, sono andata a vedere al
cinema, le riprese naziste dei campi di concentramento. E’ venuto mio padre a trovarmi e glielo
raccontato, dicendo “ma come hanno
fatto a filmare gli orrori che commettevano?” Lui mi ha risposto “Perché erano fieri di ciò che facevano.”
Ho capito quali erano le immagini
che lo tenevano sveglio e, di lì, è nata la mia intolleranza verso
l’intolleranza.
Oggi, con l’Isis, siamo alle solite, per quanto le immagini
delle decapitazioni vengano oscurate dalle TV. Ci perdo il sonno anch’io, ma non mi chiedo più perché
stanno a filmarle. La lezione l’ho imparata molto tempo fa. Perché sono fieri di ciò che
fanno. Per motivi ideologici o
religiosi, che cosa cambia? Gli orrori sono orrori.
sabato 17 gennaio 2015
Il ministro in difficoltà
Il ministro degli affari
esteri dà l’idea di una persona troppo seria per navigare con
disinvoltura. Appare gravemente a
disagio nel rispondere alle domande sul riscatto versato a ISIS per la
liberazione delle due ragazze italiane, durante il programma della Gruber. Cerca le parole con cura sofferta per
non rivelare nulla di ciò che sa, e cade palesemente nell’ambiguità.
“Abbiamo fatto ciò che tutti
i governi hanno fatto in passato”.
Che vuol dire?
Può voler dire una cosa e il
suo contrario. La prima
ipotesi: il governo non ha pagato
nulla allora dobbiamo tutti chiedere scusa a Renzi e al suo ministro e lo
faremmo più che volentieri, fossimo sicuri che è vero. Seconda ipotesi: il governo ha pagato il riscatto
(qualunque esso sia), per via diretta o indiretta, e allora ha avuto torto, a
tradito il Paese e gli italiani.
Una domanda lecita: come mai
l’ISIS che ha la decapitazione facile, non l’ha praticata sulle due volontarie? E meno male, ma una ragione ci dev'essere.
venerdì 16 gennaio 2015
La liberazione delle due ragazze italiane prigioniere in Siria
La liberazione delle due
ragazze italiane prigioniere in Siria
Sono felice per loro ma, in
qualità di contribuente, ho alcune cose da dire:
Capisco che queste due
ragazze abbiano voluto fare del bene, ma lo potevano fare a casa, senza andare
così lontano. E in modo sprovveduto,
in un paese così a rischio dove, peraltro, grazie all’Islam, le donne sono considerate esseri inferiori
e quindi spendibili.
Naturalmente ISIS che ha un
grande senso dei propri interessi ha capito bene il vantaggio che poteva trarre
da questa situazione e, con molto giudizio, l’ha trascinata nel tempo fino a
farla diventare insopportabile per il governo italiano.
Il governo italiano ha
ceduto pagando un riscatto di 12 milioni di Euro (o dollari che siano). Questo, nel nostro Paese, dove l’essenziale per vivere manca
a molti pensionati, molti disoccupati, molti ammalati gravi che non ricevono le
cure essenziali per mancanza di strutture sanitarie adeguate. Questo riscatto è non solo
incomprensibile ma anche imperdonabile.
Perché è un riscatto, perché è un atto di sudditanza politica del
governo italiano all’ISIS, struttura terroristica fuorilegge in tutto il mondo
e ben nota per i suoi metodi assassini.
C’è da sperare che non ci
saranno più bravi volontari per la Siria e per altre zone a rischio della
stessa risma. Che non ci sarà più
bisogno di riscatti milionari
provenienti dalle tasche dei contribuenti. Che il governo ammonirà una volta per tutte chiunque abbia
di queste buone intenzioni che sarà solo nelle sue magnifiche imprese e che
dovrà badare a se stesso.
Per ora, i membri del
governo e della stampa continuano nelle loro giubilanti dichiarazioni di
vittoria, davanti a telecamere e giornaliste.
Svegliamoci….
lunedì 12 gennaio 2015
Boko Haram
Boko Haram
Boko Haram è l’esempio per eccellenza della disperazione
umana che caratterizza certe popolazioni che si richiamano all’Islam. Gli attentati eseguiti in NIgeria con
bambine cosiddette kamikaze, vittime inconsapevoli e involontarie di una volontà di potenza di cui non
potevano sapere nulla. Il peggio
del peggio. I leader e i capi islamici del mondo devono elevare una voce forte
e incisiva contro questa versione dell’Islam. Se non lo fanno, sono colpevoli di un peccato di omissione
grave eimperdonalbile.
Il sole si è spento
Si è spento il
sole
Per 12, forse 16 persone, giornalisti di Charlie Hebdo e
poliziotti, si è spento il sole.
Sono morti per mano di terroristi islamici che hanno impugnato le armi.
pesanti. I giornalisti di Charlie Hebdo sono tosti, spesso antipatici e
estremi, ma non hanno mai impugnato le armi, se non quelle consentite in una
democrazia e, principalmente, la libertà di espressione. Sono stati abbattuti come cani.
Si dice che l’Islam non è terroristico, che i capi delle
moschee europee sono pacifici, e come farebbero altrimenti? Ma si esprimono a bisbigli, mai a voce
alta sul terrorismo. Non hanno
voce in capitolo perché non hanno capito gli essenziali.
Il problema di
fondo non è dell’Islam, seppure colpevole di non meglio applicare oggi le regole
di una religione che ha il suo posto tra le grandi religioni della storia
umana. Il problema è di origine
socio-politica.
Molti paesi del
Medio Oriente, dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale e del colonialismo,
sono piombati in deserti economici e sociali e la loro percezione dell’Islam ha
seguito questo filone di disidentificazione. L’Islam di oggi è quello della strada, dei campi profughi,
della miseria e dell’ignoranza . La riscossa per loro è nella reazione, e la reazione è nel
terrorismo, quadratura del cerchio per eccellenza.
La soluzione è una sola. Richiamare le popolazioni di questi Paesi alla civiltà e
allo sviluppo economico globale.
Farle uscire dalla disoccupazione e dalla marginalità. Farle
lavorare al proprio riscatto. Farle
ritrovare il proprio onore e la propria dignità. Non c’è altra soluzione.
giovedì 25 settembre 2014
I grandi Imperi
Nel Novecento sono stati spazzati via i grandi Imperi. Per diversi motivi e diverse
concomitanze. Esempi: l’impero
Austro-Ungarico per il sorgere della potenza prussiana, e dei nazionalismi
est-europei. l’Impero ottomano per
l’ingordigia coloniale della Gran Bretagna, della Germania e della Francia.
Questi due Imperi avevano un tessuto socio-politico pluri-secolare e molto delicato che,
tutto sommato, nel corso della storia, aveva retto bene, tranne forse all’invecchiamento. La scomparsa di entrambi è stata la
premessa della prima e della seconda guerra mondiale. E, nel caso dell’Impero
ottomano, una delle conseguenze più deleterie è stata, con l’incancrenirsi di
decisioni sbagliate a livello internazionale e di vecchie ferite, l’insorgenza
di una forma di islam radicale che sfrutta l’infelicità delle molte nazioni
incompiute, sorte dalle ceneri dell’Impero turco. Una lezione che pare non
essere stata capita fino in fondo.
Ultima in data, la fine per implosione dell’Impero sovietico,
da tutti (anche da me) accolta con esultanza, ha modificato profondamente
la geopolitica europea. E’
nata così la Russia e tutto un
polvere di stelle vaganti nell’Europa orientale. Oggi, l’Occidente appoggia le stelle vaganti in nome della
democrazia e, sulla questione ucraina, contesta la Russia, la quale, almeno da
Pietro il Grande in poi, è diventata parte integrante della storia europea, nel
bene e nel male. La Russia fa parte del tessuto europeo, dell’economia
europea senza ombra di dubbio . Non la si può marginalizzare,
non la si deve spaventare accogliendo nella NATO le nazioni vicini, escludendo lei, in uno
schema deterrente inutile e pericolosissimo, e neanche con sanzioni ingiuste e
provocatorie che la isolano e la costringono a una politica irragionevole. Occorre, in tutti
modi, spingerla a un'attitudine saggia e compiuta verso i suoi vicini,
federazione o quant’altro, aggregando, piuttosto che disgregando.
Non possiamo fare a meno della Russia. Sarebbe un riproporre gli errori del
passato, dettata da un’etica politica impotente, piuttosto che da un senso di
pragmatismo utile a tutti.
Churchill vs Hitler
L’ISIS è il grande nemico oggi, come Hitler ieri. Stessa volontà di potenza e di
supremazia, stesso utilizzo di mezzi di sopraffazione e di terrore per
soggiogare le popolazioni, stessa crudeltà nel fare fuori i nemici presunti, da
Foley fino a Hervé Gourdel. E,
come Hitler, non si fermerà fino a che non raggiunge lo scopo o fino a che non
viene fermato.
In pochi mesi, L'ISIS si è appropriato di un terzo del territorio
iracheno e di un terzo di quello siriano che sta governando con il pugno di
ferro e con la Shariah. Si è impossessato di campi petroliferi che sta
sfruttando alla grande, ha depredato le banche dei territori occupati. Ha tutti i soldi di cui abbisogna per
armarsi fino ai denti.
E va avanti… con il sostegno di molti mussulmani e anche di
molti seguaci di origine europea e (forse) mussulmana. Va avanti anche con il consenso dei
mufti dei paesi islamici, giacché nessuno di loro ha alzato la voce contro le
barbarie che essa sta commettendo.
Non uno, seppure l’Islam praticato dall’ISIS è di natura prettamente
politica e niente ha a che vedere con la religione islamica. E questo silenzio delle autorità
religiose mussulmane presuppone che sono d’accordo sia con i suoi mezzi sia con
la sua volontà di predominio.
L’unico gruppo che si oppone, con un blog britannico dal titolo “Not in
my name”, è piccolo e sparuto e anche… molto coraggioso, avendo pubblicato le
foto dei propri membri.
L’Occidente, per adesso, continua nella sua posizione di attesa. Qualcosa sta facendo, cercando di non
sporcarsi le mani, di non attirare critiche, di non scoraggiare gli alleati
mussulmani. Politica.
Ma la politica non basta. Churchill lo ha dimostrato, guidando e vincendo il conflitto
contro Hitler dal 1940, anche se portando il proprio Paese allo stremo e
l’Impero britannico allo sfacelo.
Non poteva fare diversamente.
L’Occidente oggi è nella stessa situazione. Non può fare altro che combattere l'ISIS fino in fondo. Se ne deve convincere.
lunedì 31 marzo 2014
Europa e Europeisti
Appunti di Enzo Papi
“Fatto l’Euro si farà l’Europa” avranno pensato i fautori della Federazione pacificatrice degli
antichi e disastrosi confronti del Continente. Per questi l’Euro avrebbe dovuto rendere
inevitabile l’unità federativa ed aggregare il futuro dei popoli europei in un unico destino, in
un’unica fortuna e in un unico sentimento.
Altri, più concretamente, hanno visto nell’Euro risposte a specifiche carenze della propria
Nazione che speravano di condividere con Paesi più fortunati. Nessuno ha pensato che gli
effetti di una moneta in attesa di avere una Patria potevano essere disastrosi per l’equilibrio
dello sviluppo tra le Nazioni, rafforzando le più competitive e penalizzando le più deboli.
Eppure bastava guardare alle nostre esperienze nazionali.
L’Italia unitaria adottò subito, come ora l’Europa, una moneta unica (la Lira). La moneta unica,
impiegata da aree a ben diversa capacità competitiva, amplificò le loro differenze di sviluppo
e di ricchezza e, senza Carabinieri pronti a “pacificare” le proteste dei disillusi, subito definiti
“briganti”, l’unità del nuovo soggetto politico avrebbe corso seri rischi.
In Italia, come ora in Europa, vi era un problema di identità. “Fatta l’Italia ora bisogna
fare gli italiani” diceva preoccupato Cavour, che ben sapeva la fragilità del sentimento
nazionale che, conserva ancora, dopo 150 anni, momenti di qualche incertezza. Però l’Italia
era politicamente unita. C’era il Re, un Governo e c’erano i Carabinieri, che, all’occasione,
potevano ricordare che non si poteva tornare indietro. Gli scontenti dell’unità (e della Lira),
che non si davano ragione di essere andati a star peggio, potevano sempre cercar fortuna
all’estero. E non furono pochi i “terroni” che si diressero nelle Americhe, in Europa e, più
recentemente, verso le metropoli del Nord Italia.
Purtroppo non è difficile prevedere che, anche oggi, l’idealismo di convinti profeti europei e la
furbizia dei pragmatici governanti nazionali, possa portare a esiti ben diversi dall’atteso.
L’Euro sta scavando, ogni giorno di più, il solco tra Nazioni ricche e povere dell’Europa. Un
solco che oramai non si limita al presente, ma deprime le speranze del Sud mediterraneo nella
certezza di un declino inevitabile.
Ripercorrendo l’esperienza italiana resta ora da vedere se i popoli dell’Europa mediterranea
sceglieranno la già sperimentata soluzione dell’emigrazione o quella della contestazione di
questo semplicistico disegno europeo e basterà votare per qualcuno che assomigli a Marine
Le Pen per avviarlo verso un caos ben problematico.
D’altra parte è certo che la geopolitica contemporanea assegna solo all’Europa un ruolo e non
alle sue vecchie nazioni. Proprio per questo la questione della sua unità non può essere risolta
da vincoli monetarie, a una burocrazia incompetente e confusa o a furbizie elettorali di questo
o quel partito. I costi di un fallimento saranno ben superiori a quelli di una finalizzazione
e tutti se ne devono far carico. E tutti vuol dire anche quelli che dall’Euro hanno avuto
innegabili benefici.
lunedì 10 marzo 2014
Renzi, attento!
T come Tasse, non certo come Tagli
Allucinante, quanto si parla di tasse e mai di tagli alla
spesa pubblica. Si tengono davvero
tutti per mano in parlamento, per produrre questo fiume di nuove gabelle a
carico del cittadino, sotto forma di “Salva Roma”, di “Mille Proroghe” – già il nome è pieno di
significato. L’inventiva in questo
campo è oltre ogni aspettativa. Passeranno
alla storia come gabellotti – ben pasciuti e del tutto indifferenti alla sorte
del popolino. Dice Letta che ci
sarà il panettone anche nel Natale del 2014. Forse. Sicuro
che ci sarà tanto veleno di qui a lì.
Sicuro che avremo ancora sul groppone questa classe politica
parassitaria, con l’immenso codazzo della sua clientela. E’ come il virus dell’influenza, capace
di mutare quanto basta per sopravvivere senza uccidere le vittime designate., o
almeno lo credono. Ma forse
è troppo tardi . Le vittime sono
già allo stremo. Finisce che
morend, ammazzeranno anche il
virus. Ma era proprio impossibile
evitare questo?
L’avevo scritto a
dicembre, questo pezzo, non so se l’ho postato.
Questo segue con il
titolo
Renzi attento!
Monti è passato, Letta anche e non vedrà il panettone. Se
non stai attento, non lo vedrai neanche tu. Noi, men che meno.
La verità è una:
o si taglia la spesa pubblica per
ristabilire i conti, o si esce dall’Euro per tornare all’antico e collaudato
sistema della svalutazione per far ripartire il Paese. Con una tassazione sempre più selvaggia,
si accontenta la UE, ma il Paese muore.
Dicono che quei poveretti che lavorano nel pubblico – e che,
a differenza dei dipendenti privati , non possono essere licenziati – tengono
famiglia. E gli altri, tutti quelli che non fanno
parte del pubblico? Aumentano il
PIL anche loro, ma con il proprio lavoro. Producono ricchezza vera, non servizi
inesistenti. Nessun autista degli
autobus romani, nessun bidello (nel mio paesino, ce ne sono sei nella scuola
elementare, sessant’anni fa ce n’era uno solo nella stessa scuola, assai più
popolata), nessun portantino, nessun usciere del parlamento o dei ministeri, nessun vigile urbano e – andiamo avanti
– nessun PM, nessuno dei tanti consulenti statali/regionali/municipali dalla
paga d’oro accetterebbe il lavoro - troppo faticoso - che fanno gli artigiani, o i dipendenti dell’industria e dell’agricoltura
o i commercianti, o i pescatori, o i ristoratori …. Tengono famiglia anche questi e rischiano oggi la disoccupazione, giacché la tendenza in questo Paese è
di tagliare la testa all’idra imprenditoriale. L’obbiettivo sembra davvero la distruzione dell’attività produttiva con una
tassazione sempre più di vorace; con leggi sul lavoro incomprensibili giacché restringono la disponibilità di
posti; con una burocrazia asfissiante a dire poco, la quale risponde a dei
reg/ddl/norme, legge n…. confusi, insensati, velleitari, che piovono dalla UE,
dallo Stato nazionale, dalle Regioni, dai Comuni e via dicendo, sempre più rigidi a ogni gradino. Con relative sanzioni per chi trasgredisce,
disubbidisce o non riesce a pagare.
Negozi, ristoranti, aziende agricole e
artigiane chiudono ogni giorno, le industrie scappano, i giovani pure. Chi
resta non spende, non compra, non
consuma neanche beni essenziale.
Il cerchio si chiude.
Ci stanno riuscendo:
fra poco l’Italia sarà un grande prato verde, magarì con le margherite,
dove potremo, in mancanza d’altro, pascolare insieme alle mucche e alle
pecore.
Renzi, mi senti? Non è più tempo di ruzzare e neanche di proclami. E’ tempo di fare, fare, fare, punto.
mercoledì 26 febbraio 2014
L'Intruso
L’Intruso
Che cos’è che dà fastidio
di Renzi? Principalmente il suo
stile. Mani in tasca, tablet,
telefonino, apple sul banco del governo, e giornali stranieri (le Monde: “fico” lo chiama Il Foglio
Qu0tidiano) e meno male che qualcuno li legge in Italia, non tanti; il
vestiario, per quanto migliorato, ancora un po’ provinciale rispetto alle mille
righe dei deputati e senatori e alle scarpe loro lucidate a specchio dallo
storico lucida- scarpe dei parlamentari.
Questione di estetica, insomma, di forma piuttosto che di sostanza, che
dà fastidio agli esperti del Palazzo.
Ma l’estetica non è una questione minore, è la scusa per delegittimare
Renzi sul programma, non ancora veramente limato fino allo spasimo dopo una
settimana.
Renzi non sa come valutare
il cuneo fiscale, il fiscal compact, il patto di stabilità dei comuni e
quant’altro. Ma vi ricordate
quando , ai primi tempi del famoso “spread”, i giornalisti interrogavano i
parlamentari all’uscita di Montecitorio? Le loro risposte erano roba da barzelletta. E penso che ancora oggi,
molti parlamentari non hanno risposte sulle suddette questioni. Sono troppe presi dai giochi di
alleanze, d’interessi immediati loro e s’informano solo dai quotidiani amici,
non studiano nulla, non c’è interesse.
Diamo tempo a tempo anche
a Renzi, come lo si è fatto con l’ineccepibile Monti (e poi si è visto ,
soprattutto con la storia dei nostri marò), suddito delle volontà dell’UE e di
Enrico Letta, anche lui inconfondibile nello stile, molto meno
nell’efficacia. Renzi promette
molto (e sbaglia) , dovrebbe stare zitto e fare, fare, fare, ha ragione
Travaglio. La sua gioventù (ha
poco più di mio figlio) gli ha fatto fare già qualche errore (il cambio del ministro degli esteri) e gli errori non sono finiti, ma ha un’arma in più: la voglia di fare, la necessaria temerarietà addirittura, per cambiare
la legge elettorale e costituzionale, per fermare la prepotenza della
magistratura che ormai governa il Paese, per ristabilire l’equità del lavoro,
sia per i dipendenti che per le aziende, per tagliare una buona volta le spese spaventose di uno Stato patrigno . Renzi ha l’età per
imparare velocemente la sostanza, a dispetto della mancanza di stile. Per gli altri, inattaccabili sulle
questioni di stile e dalla capacità di manovra immensa, è troppo tardi. Preferisco Renzi, decisamente.
giovedì 13 febbraio 2014
Leopolda addio
Addio Leopolda
Dispiace: Renzi
doveva essere il ragazzaccio ribelle che rappresentava le ribellioni del popolo
Italia. Il suo documento della
Leopoldo raccoglieva molte istanze della gente, dall’UE, alla scuola, al
lavoro dei giovani, al rilancio dell’economia. Tutto dimenticato? Per uno scatto di ambizione e di vanità
del ribelle di ieri?
Renzi sta per mettere in piedi un governo extra-parlamentare
giacché Letta non è stato sfiduciato, se non dal nuovo PD. Ma questo è il meno. Quel che conta è un’altra cosa: Renzi parla di palude, ma non conosce
la palude del mondo politico-giudiziario-economico dell’Italia, dove tutto si
svolge in modo opaco, sotterraneo, inseguendo i secondi fini degli uni e degli
altri, degli uni contro gli altri, con solidarietà trasversali incomprensibili ai
più, e molto dolose. Da molti
anni. Persino De Gasperi ne è
stato vittima.
Nella sua mentalità di bravo ribelle ravveduto, Renzi pensa di
sconfiggere tutto questo con la forza delle sue braccia e delle sue buone
intenzioni. Ma ha davanti tutta una
cultura, consolidata da molti anni, che ci ha portati dove siamo. Lo affonderanno, non perché è stupido, ma perché è
ingenuo. Basterà che poggi i piedi
in terra per incontrare le sabbie mobili che ci sono sempre state, da che ricordo.
Caro Renzi, non basta la determinazione che tu hai, non basta l'avvedutezza un po' cinica di un Macchiavelli
che tu non hai, non bastano le armi politiche pure affilate di un Guicciardini
che pure lui è stato vinto da
quelli che il potere lo conoscono davvero e lo sanno praticare.perché lo hanno
sempre praticato.
Firenze è un villaggio rispetto all’Italia dei ras della
politica, della magistratura, delle caste e delle mafie di tutti i colori. Li potevi vincere se stavi fuori e perseguivi con determinazione il
programma della Leopolda, mettendo lo scompiglio nei ranghi serrati di chi
occupa il nostro spazio vitale.
Avresti cominciato a cambiare la cultura, e ci avresti fatto un
favore. Così non succederà
niente. Ci rivediamo fra un anno e
ne riparliamo.
domenica 26 gennaio 2014
Non sputare nel piatto che hai davanti
Caro
Berlusconi, non sputare nel piatto che hai davanti. Hai rifatto Forza Italia, è vero, ma resta una cosa virtuale
finché non ci sarà la conferma delle urne. Renzi ti ha dato l’insperata opportunità di tornare in
gioco, nel tempo che ti resta prima della decisione dei magistrati, qualunque
sia, domiciliari o servizio sociale.
Sempre
all’attacco va bene, ma non contro chi ti ha dato una mano e non certo con
argomenti discutibili. Può darsi
che le riforme in ballo, tu le abbia
proposte per primo, ma non le hai realizzate in vent’anni – per tutte le
ragioni che conosciamo tutti – ma la rava e la fava della storia è che non le
hai realizzate. Renzi, a poco più
di un mese dalla sua vittoria, ha già ottenuto risultati inaspettati. Dovresti aiutarlo, e i tuoi scatti di vanità non lo
aiutano, anzi fanno comodo a chi in parlamento e nei partiti sta agitando le
acque per fare affondare questo giovane intruso pieno di idee vincenti. Non giocare con il fuoco, non si tratta
di Silvio Berlusconi, si tratta del Paese Italia.
giovedì 23 gennaio 2014
forza Renzi
Forza Renzi
giovedì 19 dicembre 2013
lampedusa
Come tutti gli italiani,
ho visto le immagini delle “disinfezioni” contro la scabbia operate sugli
immigranti di Lampedusa da parte dei responsabili della Cooperativa rossa che
gestisce il centro di accoglienza.
Queste immagini mi hanno immediatamente rammentato Abu Ghraib e le
“docce” naziste nei campi di sterminio.
Roba da incubo accaduta in questo Paese per mano di coloro che si
ritengono unici depositari dell’etica, della moralità e della solidarietà.
La cosa che mi colpisce è
il grande divario tra il dire politicamente corretto e il non fare umanamente
deleterio, per non dire orribile.
Ma, niente di strano: siamo
la patria di un formalismo di maniera che non costa nulla, giacché rare volte
si traduce in azioni concrete e sostanziali. Non solo in campo umanitario, ma anche ambientale, ma anche
sociale, ma anche carcerario, ma anche politico. Troppo difficile -
data l’indolenza e il menefreghismo imperante di coloro che gestiscono
queste cose - darsi la pena di andare in fondo ai problemi e trovarvi
rimedio. Troppo faticoso. Lampedusa ne è la prova lampante
(scusate il gioco di parole), e non da oggi. Abbiamo pianto misera sempre, dicendo “guardate com’è brava
l’Italia ad accogliere i poveracci di tutto il mondo. Facciamo tutto da soli, nessuno ci aiuta, né l’ONU, né la
UE….”
E adesso , dopo la
“disinfezione” gridiamo tutti: che
figura! Che figura! (soprattutto agli occhi degli stranieri). Ed è l’unica cosa che ci preme, propria
per via di quel formalismo di cui si diceva sopra. Ci saranno domande al Parlamento, indagini della polizia e
della magistratura. A breve il
problema verrà risposto in un cassetto e dimenticato. E’ sempre stato così per Lampedusa, per le carcere italiane,
per le scuole che franano, per Pompei che minaccia di scomparire, per il
territorio devastato.
Ma forse no. Forse questa volte no. I soldi a Lampedusa ce li ha messo la
UE, chissà quanti. E seppure è
mancato da parte sua un controllo assiduo - e doveroso giacché si tratta
dell’Italia - ora vorrà fare i conti e a ragione. Quei soldi potevano essere spesi meglio altrove.
Ci ritroveremo soli per
davvero. E forse impareremo a
vivere.
giovedì 12 dicembre 2013
comportamenti abnormi
Lo dice Grillo sul
Presidente Napolitano. Vede la
pagliuzza nell’occhio del Presidente che ha dovuto agire in modo improprio, in
una situazione impropria del Paese e della politica. Grillo non vede certo il palo nell’occhio suo. Si è lanciato in mare aperto contro
tutti e i suoi, sì, che sono atteggiamenti impropri e offensivi, non solo nei
confronti di Napolitano, ma anche della democrazia e della gente d’Italia. Grillo segue una deriva totalitaria che
fa paura, anche se neanche se ne accorge,
perché è culturalmente impreparato. Il Paese è in
una situazione caotica e adesso anche pericolosa, nessuno fa bene a gettare
olio sul fuoco, né lui né Berlusconi con le sue dichiarazione di oggi: “Se mi arrestano, sarà la rivoluzione." Niente meno. Neanche i Forconi,
che hanno tutte le ragioni, ma che si lasciano infiltrare da elementi
pericolosi.
La situazione è abnorme in
Italia: il Parlamento, dopo la
sentenza della Consulta, è illegittimo, così come il Governo e i governi che lo
hanno preceduto, così come il Presidente della Repubblica, due volte eletto da
quelle Camere. Tutto illegittimo –
si poteva svegliare 8 anni fa la Consulta e evitare tutto ciò. Adesso ci tocca fare con quello che
abbiamo, Napolitano per primo. La gente è sgomenta, oltre che disastrata. Non è
tempo di irresponsibilità .
Speriamo in Renzi che ha
sempre saputo prendere rischi, mettersi in causa, a differenza della classe
politica oggi ancora esistente, attaccata ai suoi privilegi come non mai.
martedì 26 novembre 2013
una brutta pagina
Sì, stiamo scrivendo una bruttissima pagina della storia d’Italia,
questa che chiude la vicenda di Silvio Berlusconi. Una storia scritta a più mani, tra politici di parte, magistratura
di parte, attori economici di parte, media di parte, diritti acquisiti di parte, tutti potenziali accusati - e forse
condannati - nel grande libro di storia. Difficile dire se la storia
sarà sepolta sotto le macerie, speriamo di no, speriamo che prima o poi emerga
la verità, o qualcuno che la racconti, basta un uomo solo, come diceva Hannah
Arendt. Succede anche questo. Ma intanto è il Paese che
sta per essere sepolto e non se lo merita. E’ il grande perdente.
Non mi è mai piaciuto Berlusconi. Ma un gioco al massacro così è imperdonabile, tanto più che scrive
la cultura politica dell’Italia per molti anni a venire. Storia di risse, di vendette, d’incapacità, d’indolenza, di irresponsabilità, e di assoluta mancanza di
rispetto verso il Paese reale. Storia che per anni ha riempito i giornali e la
TV fino allo spasimo, e grazie a loro ha stabilito un precedente
micidiale. Ed è tanto più imperdonabile che nessuno, proprio nessuno, dei
protagonisti in campo è ed è stato immune dalla
corruzione, dallo spirito di casta, dall’attaccamento ai privilegi e dalla pratica del secondo fine. Ma, siccome focalizza su di sé l’odio generale, Berlusconi sta
pagando per coprire tutti gli altri i quali, mai e poi mai, saranno chiamati a rispondere.
Dobbiamo provare vergogna. Ci vuole un uragano per
spazzarla via. Ma li uragani non sono mai una buona soluzione, se non di
distruzione.
Gli Intoccabili
Non nel senso di paria
dell’India e delle sue caste, tutta’altro.
Intoccabili perché irremovibili,
non punibili, non licenziabili.
Chi sono? Sono gli statali italiani
di ogni livello.
Questo stato di assoluta
eccezionalità consente loro una protezione blindata in termini economici.
Consente la loro proliferazione
senza limite in termini clientelari.
Consente loro di stare fuori da
ogni regola meritocratica e quindi il
quiete vivere in tutti i
sensi: uscieri che vagano a frotte
nei corridoi delle istituzioni, ferrotranvieri, vigili urbani, addetti
sanitari, ben pagati e sicuri del
loro destino, qualunque cosa facciano o non facciano.
Numerosissimi: sarebbero in
larga parte ridondanti in un sistema che funziona.
E poi parlamentari che godono
d’immensi privilegi fino alla morte, e lasciano spesso le aule semi-vuote
perché hanno altro da fare, di più lucrativo o di più divertente. Magistrati che non devono rendere conto a
nessuno delle lungaggini che provocano e degli errori che commettono, e
procedono tranquilli sull’autostrada dell’anzianità. Di esempi ce ne sarebbero tanti. altri Uno fra tanti: il capo dell’INPS che,
secondo la graduatoria dell’OCSE,
è primo in lista dei più pagati funzionari pubblici del mondo, con $ 650000
l’anno.
Tutto ciò a scapito del buon
funzionamento della cosa pubblica e della tasca del contribuente, mal servito,
ignorato, spesso maltrattato e comunque super-tassato. Considerato inesistente dagli
Intoccabili.
A fronte, i dipendenti del
privato i quali sono anche loro
molto protetti dalla vigente e inossidabile cultura garantista, ma vivono per
forza gli alti e bassi delle proprie aziende e devono dimostrare la propria
efficienza in un ambiente competitivo.
Licenziabili loro, seppure
con tutte le garanzie del caso.
Non si tratta di equiparare il
secondi ai primi, bensì l’esatto contrario. Alcuni principi dovrebbero essere inderogabili per entrambi,
per chiunque, senza eccezione:
l’equità, la responsabilità, la meritocrazia, l’efficienza. Tutti parametri che possono assicurare
il buon funzionamento del sistema Italia e la sua crescita.
E’ evidente: chiedere alla politica di cominciare
con togliere la non-licenziabilità dei dipendenti statali, è come chiederle di
rinunciare al proprio vivaio
clientelare e elettorale, oltre che alle comode poltrone. E’ chiederle di scalare l’Everest, o di
fare hara-kiri. Non lo farà.
venerdì 25 ottobre 2013
rotta di collisione
Dal di fuori, appare
proprio così, la strada intrapresa da Berlusconi da ieri.
Stamattina, ho sentito un
programma radiofonico di Radio 24.
C’era l’intervista dell’amico maghrebino di Berlusconi (di cui non
ricordo il nome). Diceva di Berlusconi che era come De Gaulle, coraggioso e
determinato, e che non era certo ancora finito. Una dichiarazione che lascia un po’ smarriti. Berlusconi ha coraggio da rivendere, è
vero, ed è effettivamente molto determinato.
Lo è anche negli errori –
primo fra tutti rifiutando gli oneri e le responsabilità di un uomo di Stato, a
differenza di De Gaulle che pensava di essere la Francia e agiva in conseguenza.
Lo è nelle scelte dei suoi compagni di strada
– gli unici rimasti ora, Santanchè
e Verdini, i prediletti. De Gaulle planava assai sopra i suoi collaboratori, decideva
sempre lui, con la propria testa.
Non ascoltava gli ambiziosi, i prevaricatori, gli adulatori.
Lo è nell’incapacità di
staccare la spina, a differenza di
De Gaulle che ha capito sempre
quando era l’ora di farlo, nel ’46 e nel ’69.
Il coraggio di Berlusconi
è come quello di chi viaggia a tutta velocità lungo uno strapiombo, la sua
determinazione viene non da una politica ragionata fino in fondo, con
freddezza, con chiaroveggenza, lasciando da parte i sogni, ma da un’immagine
romantica di se stesso che lo ha sempre portato all’illusione.
Lo strapiombo c’è. Il romanticismo non serve a
niente. Adesso manca la
ragione. Per cui il rischio di uno
sfracello grave è ben presente, per lui, per la sua famiglia dato che vuole
coinvolgere sua figlia ma, peggio ancora per il rinascente movimento di Forza
Italia, e peggio peggio ancora, per il Paese.
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