mercoledì 19 agosto 2009

L'autostrada


Non ho mai amato l’autostrada, inutile negarlo. Ho cercato di convincermi che è più sicura, ma non ci sono ancora riuscita da trent’anni a questa parte. E’ vero: non vengono le macchine contro, sorpassare dovrebbe essere più semplice in teoria. Ma con quell’affare di cemento in mezzo, ingentilito da oleandri quanto si vuole, ho sempre avuto l’impressione che basta sfiorarlo per rimbalzare diritto da quell’incavo contro la macchina che si sta sorpassando. La macchina magari no, lo spazio c’è, ma il camion? Bilico, tir, autosnodato, autobotte, gigantesco comunque, che mi sforzo di non guardare mentre gli passo accanto con il cuore in gola, che va forte quasi quanto me, che talvolta senza alcun motivo lascia la propria corsia e mi viene addosso, giusto quando entriamo fianco a fianco dentro un tunnel. Un colpo di sonno, la voglia di spaventare una donna che visibilmente si aggrappa al volante, un attimo di distrazione mentre si parla sul CB con un altro camionista, dei lavori in corso, dell’incidente, della stradale, più avanti, talvolta il giornale steso sul volante, talvolta il telefonino incollato all’orecchio e vai a sapere di cosa sta parlando e con chi, la moglie fedifraga, la fidanzata infuriata, il padrone scontento, dopo ore e ore di viaggio da Reggio Calabria fino a qui e altre ore davanti, che non finiscono più. E chi l’ha mai fatto la prova del palloncino a un camionista, avrà pur diritto di mangiare e di bere come si deve con il mestiere che fa, e di essere stanco.

Poi ci sono i pullman turistici. Pensi: “sono stretti, non c’è problema”, ma sono alti come montagne e lunghi che non finiscono mai e più avanti c’è la curva, quella che curva a sinistra proprio dove ci sarai tu, pidocchio, fra un secondo, con la golf o il berlingo. Rinunci? No, non puoi rinunciare, hai una macchina dietro di te che incalza, un’altra dietro il pullman che aspetta di sorpassare. A fare una frittata, ci si mette un attimo. Semmai devi rinunciare a sorpassare, andare a ottanta all’ora dove è consentito 130, fare una figura da bestia, sulla corsia di destra, quella dei veicoli lenti che non sono mai lenti, tranne te, mentecatta. Non importa se, visibilmente, stai guardando il paesaggio fuori, anzi è peggio, oppure con la mano sul volante batti il tempo della canzone di Phil Collins che stai ascoltando. Non importa. Non si può battere il tempo della musica sull’autostrada se non a 180 km all’ora, segno che ci si sa fare. E non si deve guardare il paesaggio. A ottanta all’ora, sei un pesce fuor d’acqua, un guidatore della domenica, stai nel tuo paesino che è meglio, lascia l’autostrada a chi lavora e ne ha bisogno. Non intralciare, per la miseria, sei un pericolo viaggiante.

Non ho mai amato i tunnel. Non mi piace passare dalla luce naturale alla luce artificiale e, soprattutto, dalla luce artificiale alla luce del sole o alla pioggia battente o alla nebbia che ti si para davanti come un castigo di Dio, non mi piace quell’arco che mi si strettisce sopra la testa, non riesco se non a stare in mezzo alla strada e lì, naturalmente, do fastidio. Però ho notato di non essere la sola, una volta tanto, magari sono sempre in testa, segnaccio, ma molti rallentano e si accodano, e lasciano sfrecciare via i pochi che non hanno questo genere d’inibizione. Usciti dal tunnel, si diventa più coraggiosi. Io riesco ad andare a 130 all’ora almeno per un pezzo, un pezzo che conosco bene, s’intende, dove non ci sono curve verso sinistra, niente pullman, niente camion, sul tratto tra Collesalvetti e Livorno ad esempio, belle diritture e bel manto stradale. Tutto su viadotti, ma non si vedono.

Ah, i viadotti… Molti, anche uomini grossi con macchine grosse, ne hanno un’autentica fobia. Lo so per certo. Io posso dire di non avere paura dei viadotti, almeno quelli di casa mia, basta che non li veda. Temo quelli sull’autostrada di Genova, anche quando non guido. Li vedi profilarsi in lontananza, altissimi sopra i casermoni, ti viene in mente qualcuno di famoso che è volato giù da lassù, da quel ponte sospeso che sembra così bello, come quello di Brooklyn on del Golden Bridge. I genovesi, non li capisco proprio e so che non è giusto. Poveretti, non possono fare diversamente. Che vita sarebbe per loro senza quell’autostrada infernale, senza i viadotti e senza i tunnel, se fossero come me come farebbero a tornare a casa loro da Nervi o da Sestri o da Voltri, dopo una giornata di lavoro, o a visitare la mamma, la zia, la nipotina, la domenica? In Liguria, piove sempre o tira un vento micidiale e l’autostrada corre tra mare e monti senza scampo, una prigione. Pensi: non sono normali, i genovesi, non si ribellano. Accettano questa cosa che non è normale, magari ne vanno fieri. Gli altri hanno strade per andare a casa loro, loro hanno solo autostrade. Non solo Genova, anche Los Angeles che è lunga cento chilometri. Mi aveva colpito. Da lassù, dall’aereo, nel buio della notte vedevo filamenti rossi e gialli, molto brillanti, che correvano in linea retta all’infinito, qualche volta disegnavano grandi cerchi di luce sulle immense e invisibili rampe di accesso. Non erano in coda le macchine e non correvano nemmeno tanto, in America non si può, era solo l’effetto di un movimento che non si vede. Ma ha qualcosa di pazzesco.

Meno male che non sto a Los Angeles. Per andare all’INPS o all’USL o in banca o alla posta, ci metto dieci minuti e se devo fare un po’ di fila sulla strada o a uno sportello, che sarà mai? Le rotonde di casa nostra mi sembrano già una grande novità, magari un po’ ridicola, una dopo l’altra, ce ne sono cinque nel paesino dove abito. Comunque in autostrada ci vado poco, meno male. Ogni volta che ci devo andare, quando devo prendere mio figlio all’aeroporto di Pisa come stasera, ci penso già la mattina. E penso: cretina, se tutti fossero come te, nessuno andrebbe da nessuna parte, il mondo si fermerebbe. Che guaio! Forse non proprio, andrebbe solo più piano, arriverebbe un po’ più tardi, e invece di stare all’erta, per ore e ore, concentrati fino allo spasimo su chi c’è davanti, su chi hai dietro, si potrebbe anche guardare il paesaggio. In Toscana, è molto bello.