sabato 19 novembre 2011

La vittoria della Sinistra 14 novembre 2011





La vittoria della Sinistra

14 novembre 2011



La vittoria, per soppressione dell’avversario, sembra essere diventato il metodo politico congenito alla “nuova Sinistra”. Quella nata nelle aule giudiziarie di tangentopoli, uscita menomata e disorientata dal crollo del muro di Berlino, sotto cui era finito sepolto il mito del Comunismo.
E’ il vizio acquisito nel 93 quando la magistratura, e non le elezioni, sconfissero il nemico di un vecchio partito ideologico che disperava oramai della sua sopravvivenza.

Il merito di Berlusconi, uno dei pochi, è di aver ostinatamente impedito, per quasi un ventennio, il successo di questo metodo, ben poco democratico, almeno nella sostanza.
Merito che però, agli occhi della nostra sinistra, è ben grave colpa. Colpa che ampiamente giustifica l’odio, e i conseguenti festeggiamenti, ogni volta che Silvio scende dal “Palazzo del potere”. In particolare, questa volta, in cui l’età sembra motivare una sua definitiva uscita di scena.

Eppure non ha motivi di abbandonarsi all’esultanza. Berlusconi si fa da parte, ma non per far posto ad una sinistra vittoriosa. Ha ottenuto le sue dimissioni, ma non ha conquistato il “Palazzo”. La sua armata, che si è composta sotto la bandiera della guerra all’odiato nemico, manca della credibilità di una proposta politica che rassicuri i mercati internazionali, che ben più di lei hanno spodestato un Berlusconi ingessato, e li convinca all’acquisto del nostro debito pubblico.

Così il vecchio saggio, l’ex comunista eretico, Napolitano ha pensato a Monti. Non ha voluto le elezioni anticipate che, molto probabilmente, sull’onda della crisi economica, condita di “Bunga-bunga” giudiziari, avrebbero incoronato Bersani (o chissà quale altro cardinale della variopinta cordata) nuovo Premier.

Ora se Monti avrà successo, come tutti dobbiamo sperare, non dimostrerà che la Sinistra aveva ragione, ma solo che Berlusconi è stato “insufficiente”. L’uomo, intrappolato nelle beghe di un partito che ha voluto, condito di veline, allegri compagni di serata, qualche vecchio arnese della prima repubblica, professori vanitosi e ambiziosi e convinti ammiratori del Capo, si è mostrato incapace di passare dalla “fiction” alla realtà. Con questo esercito originale e pur con la valida scusante di essere stato oggetto di un’ostinata “caccia alla volpe”, organizzata dalle procure di magistrati “democratici”, non poteva credibilmente affrontare la sfida della modernizzazione del Paese, sempre che ne abbia avuta la volontà.

Se Monti avrà successo, dimostrerà che la nostra politica tutta, versione “Berlusconi” e versione “Sinistra ammucchiata” va messa in soffitta e che i giocatori vanno cambiati.

Smantellare rendite, privilegi, consorterie e la cultura furbesca che le alimenta insieme a quella fatalista che le tollera, è la vera e vecchia sfida che il Paese deve affrontare fin dal ’93.
Forse, con l’arrivo di Monti, chiamato al compito di salvatore di ultima istanza, potremmo aver iniziato ad affrontarla davvero, ma per questo dovrà cambiare la casacca di tecnico per indossare quella del politico e non e per niente sicuro che lo voglia ( e lo possa) fare. 

Enzo Papi

Il blog ospita oggi il contributo di un uomo di grande esperienza di vita, di studio e di lavoro che, d'ora in poi, condividerà con me questo spazio.