domenica 11 novembre 2012

Grande Riformatore




E’ scoccata l’ora del Grande Riformatore, Colui che caccerà i corrotti, i disonesti, i fabbricanti di morte (gli imprenditori del settore ambiente, i produttori di OGM, di nucleare), i banchieri, e proteggerà gli inermi, purché ubbidienti.  Avete indovinato?  Sì, si tratta del Grande Grillo, comico di professione, oggi politico di vocazione, il quale ha vinto le  elezioni in Sicilia (18% di 47% di aventi diritto).  Non manca di panache, Grillo) e neanche di seguaci,  i grillini, il cui nomignolo evoca quei nugoli di insetti fantastici e piuttosto minacciosi , diavoli, forse angeli (caduti?), che popolano le pitture di Bosch.  Grillo ne dirige il coro, con mano ferma - lo dirige, sì, non c’è altra parola, giacché non consente loro la minima stecca, la minima dissonanza, ossia la minima libertà.
Grillo li tiene in pugno, i suoi seguaci e, nel preparare le elezioni legislative che lo faranno primo ministro, ha imposto loro le regole ferree e non eludibili del suo volere diventato Verbo.  Persino il Grande Riformatore che lo preceduto, avendo perso tutto, si siede oggi ai suoi piedi e invoca il suo potere di taumaturgo.  Di Pietro, proprio lui - e Grillo lo ricompensa, consacrandolo Prossimo Presidente della Repubblica, a vittoria non solo avvenuta, ma certa, scritta nelle stelle della sua rettitudine di Grande Riformatore.  Sì, proprio Di Pietro che si dibatte a sua volta in uno scandalo di quattrini e balbetta insulse giustificazioni davanti alle telecamere di Report.  
Grillo, da comico, mi faceva ridere.   Mi fa ancora ridere  come Grande Protagonista  dello scenario appena descritto.  Se non fosse che questa ridicolaggine, ricorrente nella storia del nostro Paese,  è costata cara in passato.   Ben prima di Berlusconi, con le sue Ruby e cantanti di corte, ben prima…  Perché la ridicolaggine rilevava allora, più di 70 anni fa,  e inevitabilmente anche oggi, da una micidiale prevaricazione sui diritti fondamentali della gente in una democrazia, e in primis il diritto di pensare. E Grillo, il grande Pedagogo, lo dimostra. L’Italia di oggi è brutta, è disastrata, è corrotta, è incapace di disciplinarsi ma è ancora libera di pensare. Uccidi il diritto di pensare e hai  un popolo soggiogato e dunque una tirannia.  Non si scappa di lì. Grillo è troppo ingenuo per capirlo?  Non credo.  Credo piuttosto che risponda a un impulso viscerale incontrollato che non ha niente a che vedere con la ragione, tutto a che vedere con la vanità e il delirio di potere. Forse l’Italia, disperata com’è, è disposta a questo oggi?  E’ già successo, accidenti, non deve ricaderci.  Meglio ripensare le proprie priorità, meglio ragionare, insomma, qualunque ne sia il costo.

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