domenica 5 settembre 2010

Sakineh

Sakineh Mohammadi Ashtiani è già stata frustata a dovere, presto verrà giustiziata, forse senza preavviso, per mettere il mondo davanti al fatto compiuto. Nuove prove sono state fabbricate a suo carico, a mano a mano che cresceva la protesta internazionale. Si sa quanto il regime islamico detesti gli interventi stranieri in ciò che considera il suo dominio assoluto sull'Iran.

Sakineh Mohammadi Ashtiani
Da domandarsi: perché il regime ha bisogno di creare queste situazioni di non ritorno, a che cosa gli serve l'esecuzione di Sakineh, soggetto infimo, indifeso e, per giunta, innocente? La risposta è semplice: un regime tirannico ha bisogno di tenere la sua gente sotto il giogo del terrore per affermare il proprio arbitrario potere dentro e fuori del Paese. Dopo le elezioni del 12 giugno 2009, questa necessità è diventata impellente. Ogni occasione è utile e i dirigenti iraniani sanno bene che pure un caso come quello di Sakineh scatenerà una forte reazione nei media internazionali. Ed è quello che vogliono: che si parli di loro e dell'invincibilità del regime islamico. Inoltre, avranno un'altra occasione d'inveire contro l'ingerenza straniera e, presumibilmente, mettersi per questo dalla parte della ragione. Fini strateghi. Anche nel nucleare usano la stessa tecnica. Prendere tempo, tergiversare, confondere le acque, manipolare l'opinione pubblica nei paesi islamici. Non cedere mai. Ottenere quasi di soppiatto ciò che vogliono. Oltre la morte di Sakineh e dei tanti desaparecidos iraniani, otterranno anche la bomba nucleare?

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